BRUXELLES, 29 NOV – Braccio di ferro tra agenzie di rating e regolatori europei, a pochi giorni dalla presentazione da parte della Commissione europea di una proposta di regolamentazione del settore che lo stesso responsabile per il mercato interno, Michel Barnier, ha giudicato depotenziata rispetto al progetto iniziale.
Ora il provvedimento e' al vaglio del Parlamento europeo, che si ripropone di emendarla severamente. Ma il progetto non piace alle agenzie di rating che, per bocca del direttore generale di Moody's per Europa Medio Oriente e Africa, Fredric Drevon, si sono dette ''preoccupate che la Commissione europea voglia ridurre l'industria del rating'', cosa che ''ridurrebbe la fiducia del mercato'' e che ''potrebbe mettere a rischio il mercato del credito in Europa''.
Drevon ne ha parlato nel corso di una tavola rotonda organizzata a Bruxelles dalla Febaf (federazione italiana di banche, assicurazioni e finanza), il cui presidente Corrado Faissola ha affermato da una parte che ''le agenzie di rating hanno svolto un ruolo non secondario'' nell'influenzare i mercati sui bond ''accentuandone la volatilita'''.
Faissola ha quindi chiesto che la regolamentazione Ue segua i criteri di ''responsabilita', concorrenza e trasparenza''.
Critiche alle agenzie ed ai meccanismi di automaticita' che scattano nei mercati dopo i loro giudizi sono arrivati dagli altri partecipanti alla tavola rotonda: il presidente dell'Esma Steven Maijoor (''settore straordinariamente privo di regolamentazioni''), il direttore per le istituzioni finanziarie della Direzione generale Market della Commissione europea Mario Nava (''performance estremamente scarse negli ultimi tre anni''), il direttore generale per banche e finanza del Ministero dell'economia italiano Alessandro Rivera e l'eurodeputato Pd Leonardo Domenici, membro della Commissione Econ e relatore per il Parlamento europeo del regolamento sulle agenzie di rating. Quest'ultimo ha anche ricordato il caso dell' ''errore'' commesso da S&P sul rating della Francia (''voglio capire se fosse davvero dovuto ad un particolare tipo di contratto che prevedeva per alcuni clienti una 'preallerta' a pagamento''), caso sul quale sta indagando la Commissione europea.