ROMA – Alitalia, Etihad alza la voce. Poste non vuol buttare soldi nella “fornace” Cai. Ore decisive per la salvezza di Alitalia. A meno di due giorni dalla scadenza del 31 luglio per chiudere l’operazione, Etihad alza la voce per far arrivare la propria preoccupazione e chiedere di avere subito risposte. Si moltiplicano gli appelli a tutti gli attori in campo a fare presto e sciogliere i nodi ancora aperti. E se su Poste sembra che la soluzione sia a portata di mano, con 65 milioni che la società pubblica sarebbe pronta ad investire nella ‘mid-company’, sul fronte sindacale la Uilt attende la convocazione ma ribadisce il proprio disaccordo sull’intesa sui tagli.
Le perplessità degli emiri. Alla fine di una giornata in cui la compagnia di Abu Dhabi è arrivata a diramare un comunicato per rassicurare sui timori per un possibile addio (“Etihad Airways continua a lavorare con Alitalia al fine di risolvere le questioni aperte relative a un possibile investimento in Alitalia”), si è saputo che, invece, negli Emirati c’è molta preoccupazione: il ceo di Etihad James Hogan, in una mail all’ad di Alitalia Del Torchio, si dice alquanto preoccupato per la mancanza di chiarezza sulla mid-co, sulla posizione di Poste e sulla situazione sindacale. Ma teme anche che il passare del tempo possa incidere sulla situazione patrimoniale di Alitalia. E quindi chiede di avere, rapidamente, risposte.
Poste e il nodo azionario. Il lavoro è quindi serrato per sciogliere i nodi aperti. In primis quello legato all’investimento di Poste, secondo azionista con il 19,48%. Un passo avanti va registrato ed è la disponibilità del gruppo guidato da Francesco Caio ad investire oltre la propria quota, con circa 65 milioni in una “midcompany”, una società di mezzo tra la old company e la newco in cui Etihad entrerà con 560 milioni per il 49%. L’accordo con gli altri azionisti e in particolare le banche, sarebbe ad un passo: la struttura dell’operazione, precisa Poste, “è stata definita” e restano ora da mettere “a punto i dettagli tecnici per renderla esecutiva”.
L’a.d. di Poste, Francesco Caio, non intende versare un euro di denaro pubblico nella Cai che considera una «fornace» (ha perso 569 milioni nel 2013) ma solo a valle, in una nuova società intermedia, la «midco», che non risponderebbe delle perdite 2014 né del contenzioso di Cai. (Gianni Dragoni, Il Sole 24 Ore)
Resta inoltre da capire quanti dei vecchi soci parteciperanno all’aumento di capitale da 250 milioni varato venerdì dall’assemblea (assise contestata da uno dei soci, Cosimo Carbonelli D’Angelo che detiene l’1,24%, e che si dice pronto ad impugnarla), con un possibile ripensamento di Air France, che aveva già annunciato il proprio ‘no’. Un appello ai soci privati a fare anche loro la propria parte arriva dal ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, che va in pressing su tutti gli attori in campo, banche, soci e sindacati e chiede di farla finita con i “tira e molla”: “il tempo è scaduto, siamo arrivati alle ore decisive.
Quali sono questi problemi? Non, come si temeva, possibili obiezioni Ue. Questa questione sarebbe già superata. Il nodo è doppio e riguarderebbe secondo i legali impegnati sul dossier sia la governance della nuova Ali-had — in soldoni quanti posti avranno in consiglio d’amministrazione le Poste e quanti gli altri partner tricolori — che gli aspetti fiscali della partita. I vecchi soci di Cai, comprese le banche, rischierebbero di trovarsi a pagare più tasse sui loro investimenti (su cui hanno già bruciato 800 milioni) e pretenderebbero a questo punto parità di trattamento. “L’ha detto due giorni fa il numero uno di Unicredit Federico Ghizzoni — dice un banchiere al tavolo — . Noi la nostra parte l’abbiamo fatta convertendo due terzi del debito in capitale e cancellando l’altro terzo”. Come dire che le Poste non possono chiedere la luna. (Ettore Livini, La Repubblica)
Oggi, o al massimo domani ognuno dovrà dare le proprie risposte, dire sì o no ad Etihad”. La pressione a fare presto arriva anche da uno dei maggiori soci della compagnia, Giovanni Castellucci, numero uno di Atlantia (7,44%), che non usa mezzi termini per far capire la delicatezza della situazione: “Si sta giocando con il tempo e con il fuoco. I problemi sono a vario livello ancora, e devono essere risolti ad horas. E’ indispensabile, in questa ultima settimana, un’accelerazione che non è più evitabile”.
Resta intanto alta la tensione sul fronte sindacale. Il ministro Lupi non intende al momento convocare le parti, lasciando all’azienda il compito di concludere la mediazione. Ma la Uilt resta sulla propria posizione e definisce “pretestuoso strumentalizzarla” (è l’unico sindacato a non aver firmato contratto e intesa sui tagli) “addossando a noi eventuali possibilità di fuga di Etihad”. E anche Luigi Angeletti nega che la posizione del suo sindacato sia così “influente” da mettere a rischio l’accordo con Etihad. Ma contro la Uilt si scaglia il segretario della Fit Cisl Giovanni Luciano: “Eravamo tutti d’accordo sui 31 milioni e sui testi contrattuali. E se dovesse naufragare il matrimonio con Etihad, il colpevole è inutile che cerchi di arrampicarsi sugli specchi”. Intanto il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni si augura che “non ci siano più altri ostacoli e che finisca questa lunga via crucis”. Infine Susanna Camusso fa notare che per la Cgil il lavoro dei sindacati è concluso: “per quanto ci riguarda gli accordi ci sono già”.