All'Italia maglia rosa per lo spread. Fiducia come dopo Lehman

ROMA – Italia prima della lista nel calo dello 'spread' degli ultimi mesi, ottenuto grazie alle misure interne, al 'fiscal compact' europeo e ai soldi della Banca centrale europea. Ma la Penisola deve anche fare i conti – avverte proprio la Bce – con una fiducia delle famiglie piombata ai minimi dall'epoca di Lehman Brothers, con una ripresa in Europa che si preannuncia ''lenta'' e con l'aumento dell'Iva che promette di tenere alta l'inflazione.

Nel suo bollettino mensile, l'Eurotower fa un po' il punto della situazione in Europa e parte proprio da quel 'fiscal compact', il patto per rendere piu' stringenti le regole di bilancio europee, ispirato nel nome dal suo stesso presidente Mario Draghi. E' ''un passo nella giusta direzione'', ma serviranno ''progressi verso un'autentica fiscal stability union'', un'Unione fra Paesi che in cambio di solidarieta' dovranno cedere sovranita' sul bilancio. La stretta assestata ai debiti fuori controllo di mezza Europa (principalmente il Sud) con il 'compact' e' stata una buona mossa, agli occhi di Francoforte, combinata con i due maxi-prestiti della Bce che hanno ''contribuito a contenere gli effetti del contagio della crisi del debito sovrano''.

Ora pero', pur di fronte alle stime di crescita ribassate per l'Eurozona (fra -0,5% e +0,3% nel 2012) e alla disoccupazione che non promette di migliorare, c'e' l'inflazione che rialza la testa e promette di restare sopra il 2% quest'anno, imponendo a Draghi di cominciare a ragionare sulla 'exit strategy' dalle misure straordinarie dispiegate dal 2008 in poi.

I segnali che arrivano dai mercati sono incoraggianti: E ''tra i Paesi dell'area euro, l'Italia ha riportato il maggiore restringimento dei differenziali di rendimento sulle obbligazioni sovrane nonostante il suo declassamento da parte delle tre principali agenzie di rating'', nota la Bce riferendosi al calo dello 'spread' di 166 punti fra fine novembre e inizio marzo.

La correzione dei conti pubblici decisa dal governo Monti appena insediato, dopo la manovra correttiva del precedente esecutivo, ha funzionato: ma con alcuni costi, specie per le tasche delle famiglie. La fiducia degli italiani, scrive la Bce, ''si e' gradualmente indebolita per riportarsi su livelli analoghi a quelli osservati durante la recessione del 2008-2009'', il post-Lehman Brothers, mentre c'e' stato un ''rafforzamento significativo'' della fiducia in Germania e Spagna.

E la manovra del professor Monti, come altrove in Europa, ha i suoi costi anche in termini d'inflazione: in Italia, Irlanda, Cipro, Francia e Portogallo, gli aumenti dell'iva applicati o annunciati avranno secondo la Bce ''un impatto nel 2012 e determineranno il protrarsi delle pressioni al rialzo sull'inflazione nel corso dell'anno''.

Proprio quelle tensioni che sembrano aver tolto, dal dibattito dei consiglieri della Bce, l'ipotesi di ulteriori cali dei tassi mettendo l'obiettivo piuttosto sui futuri rialzi. Con una ripresa che si preannuncia ''modesta'' a fine anno e un ''lieve miglioramento'' nel 2013, Draghi torna cosi' a chiedere riforme strutturali e piu' concorrenza: unica via per rilanciare la crescita, in un contesto in cui i governi devono consolidare i ''passi avanti'' fatti sulla strada dell'aggiustamento dei rispettivi bilanci.

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Daniela Lauria