USA, NEW YORK – Trattativa serrata per i prossimi otto giorni, 24 ore su 24. L’obiettivo e’ evitare ”il peggiore scenario”, ovvero un default che farebbe male principalmente alla gente comune.
Il giudice americano, Thomas Griesa, impone a hedge fund e Argentina di sedersi al tavolo a trattare fino a raggiungere una soluzione. Rifiutando la richiesta di Buenos Aires di sospendere la precedente sentenza fino alla fine dell’anno, Griesa invita ad abbassare i toni ed evitare una retorica in grado solo di accentuare le ostilita’ e le divergenze.
I legali di Buenos Aires lamentano il rischio default, il secondo in 13 anni, e la mancanza di tempo per risolvere una questione che si protrae da anni: un accordo ”non puo’ essere fatto entro la fine del mese” affermano. Ma Griesa non cede: la sospensione della sentenza che impone il
nello stesso tempo di chi ha accettato il concambio e gli hedge fund che non lo hanno fatto ”non e’ necessaria alle trattative o a un eventuale patteggiamento. Ci sono strade per evitare il default”, rileva Griesa, precisando che decidera’ piu’ avanti se i titolari di bond argentini che hanno aderito allo swap e che sono regolati dal diritto giapponese e inglese potranno ricevere o meno gli interessi sui pagamenti.
L’Argentina ha depositato il 26 giugno piu’ di 800 milioni di dollari per pagare chi ha accettato il concambio. Ma i soldi sono bloccati presso le banche che non potranno procedere a un eventuale pagamento fino a che Griesa non si sara’ pronunciato. L’Argentina ha chiesto una sospensione della sentenza, confermata dalla Corte Suprema americana, per evitare che scatti la clausola Rufo (Rights upon future options), che concede ai titolari di bond di chiedere pagamenti maggiori se l’Argentina paghi di piu’ chi non ha accettato lo swap.
Se la clausola Rufo, che scade alla in dicembre, entrasse in vigore le richieste potrebbero salire a 120 miliardi di dollari. Secondo alcune indiscrezioni, l’Argentina avrebbe avviato contatti per rivedere la clausola.