ROMA – Parte la caccia ai finti poveri che chiedono prestazioni sociali. Il Consiglio dei ministri domani ha all’esame una ”deliberazione motivata” sulla riforma dell’Isee – il nuovo riccometro con criteri più stringenti – che consente di superare il mancato accordo con la Conferenza delle Regioni richiesto dalla Corte Costituzionale.
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La ”deliberazione motivata” consentirà di superare l’empasse che si è creato dopo il mancato accordo in Conferenza delle Regioni dovuto al voto negativo della Lombardia. Ma per la riforma dell’Isee, prevista dal Salva Italia, l’iter e’ stato accidentato, anche per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale che ha richiesto, per il via libera definitivo, il parere della conferenza delle regioni.
Insieme al redditometro il nuovo Riccometro è parte integrante della manovra sui conti pubblici ed è finalizzato a rendere più stringente la spesa pubblica. L’Isee – come tecnicamente viene chiamato il riccometro” – serve per ”misurare” la situazione economica del nucleo familiare e accedere ai servizi pubblici: dall’asilo nido all’università , dagli assegni di maternità agli sconti sulle bollette della luce e sui canoni telefonici.
Per la prima volta le amministrazioni pubbliche misureranno in modo più attento il patrimonio. Non solo auto di lusso, moto potenti (sopra i 500 cc) e le barche ma anche l’ammontare dei conti correnti, gli investimenti in azioni, fondi d’investimento e anche in Bot e Btp. Particolarmente pesante sarà la stretta sui redditi immobiliari. I nuovi criteri prendono a riferimento il valore delle case e dei terreni ai fini Imu, cioè con la rendita rivalutata del 60%.
Si potrà però sottrarre il mutuo residuo ed è previsto un abbattimento di un terzo per chi vive nella casa. Previste norme anti-furbi per l’individuazione dei nuclei familiari. Non importa se i coniugi hanno unda diversa residenza anagrafica. Saranno considerati nuclei distinti solo se c’e’ una separazione giudiziale o l’omologazione di una separazione consensuale. Invece – e questo va a favore della famiglie ‘fotografando’ una realta’ sempre piu’ frequente – un figlio maggiorenne non convivente con la famiglia ma a suo carico ai fini Irpef fara’ parte a pieno titolo del reddito familiare complessivo.
