ROMA – Assicurazioni. “La lobby ha nuovo amico: Matteo Renzi”. Il Fatto Quotidiano. Fra meno di un mese, secondo l’agenda del presidente del Consiglio, arriverà in consiglio dei ministri un pacchetto di leggi e decreti tra i quali il ddl sulla concorrenza (a firma del ministro dello Sviluppo Federica Guidi). Qui si parla di riduzione del 50% dei risarcimenti delle assicurazioni, un comparto che ha visto ridursi in 20 anni l’indice dei sinistri dal 15% al 6%, dove dalla liberalizzazione di metà anni Novanta al 2012 i sinistri sono diminuiti del 40 %, e in cui tuttavia i costi per l’utente (dati Adusfeb) sono cresciuti del 245%, da 391 a 1. 350 euro.
Se la questione è la concorrenza, e lo è visto che due terzi del mercato è condiviso da sole tre compagnie (Unipol/Fonsai, Allianz e Generali, in Francia sono una quarantina), se la debolezza competitiva denunciata dall’Antitrust viene risolta con l’aumento dei premi, “con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere” (Antitrust), non si vede perché il decreto affronti unicamente il nodo dei risarcimenti invece di stabilire regole che aumentino realmente la concorrenza.
Nella bozza del decreto, visionata da Marco Palombi del Fatto Quotidiano, ci sarebbe un provvedimento considerato un bel regalo alle assicurazioni, la riscrittura delle tabelle dei risarcimenti dei macro-danni (da 10 a 100 punti), quelli conseguenti a incidenti dove l’assicurato ha perso la vita, o un arto. Riscrittura che, come auspicato dall’Ania (l’associazione delle compagnie assicurative), diminuirà (se non viene modificato il decreto) della metà i risarcimenti, rispetto alle attuali tabelle fornite dal tribunale di Milano.
Il motivo di questo improvviso risveglio è semplice: proprio nel 2011 la Cassazione aveva stabilito che le tabelle nazionali già esistono e sono quelle – compilate in maniera scientificamente impeccabile – dal Tribunale di Milano. Solo che alle assicurazioni non piacciono: con quelle si paga troppo e infatti quelle del ministero tagliano i risarcimenti fino al 50 %. Ora il ddl Guidi-Renzi riprova laddove fallirono i padri e, pur di fare un favore alle assicurazioni, in tre righe tenta di resuscitare una delega al governo scaduta da sei anni.
Il colpo di frusta: quando una parola è di troppo. In principio fu Monti, ma ora Renzi supera e corregge il maestro: nessuno dovrà mai risarcire un “colpo di frusta”. È andata così. Quando inizia la crisi le assicurazioni vanno in sofferenza, poi tornano agli utili con una cura semplice: aumento dei prezzi e abbattimento dei risarcimenti. A quest’ultima parte ci ha pensato il governo tecnico, che a inizio 2012 stabilì che i danni di lieve entità vanno risarciti solo se in presenza di un “accertamento clinico strumentale obiettivo”.
Che significa? I medici legali delle compagnie non riconoscono mai i piccoli danni tipo il “colpo di frusta” e all’assicurato resta l’unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli. Risultato: quel capitolo è passato dal costare alle compagnie 2, 7 miliardi l’anno a poco più di uno. E che facevano, nel frattempo, i costi per gli utenti? Ovviamente aumentavano. La legge di Monti, però, lasciava ancora qualche spazio all’autonoma scelta del medico e qui arriva il ddl di Renzi: nessuno spazio alla constatazione “visiva” del danno. O fai gli esami clinici o niente soldi. (Marco Paolombi, Il Fatto Quotidiano)