ROMA – Pulizie di primavera per le cinque principali banche italiane: 28,3 miliardi di svalutazioni sugli avviamenti messe a bilancio dagli istituti e che ora devono essere “ripuliti”. Un salatissimo conto col passato che già mesi fa era stato annunciato per prima da UniCredit Con una svalutazione del goodwill che era ammontata per il gruppo di Piazza Cordusio a ben 8,67 miliardi di euro. In questi giorni a seguire sono arrivati gli altri.
Per Intesa Sanpaolo il goodwill svalutato ha significato una perdita per 10,2 miliardi. Per il Monte dei Paschi il conto da pagare è stato di ben 4,48 miliardi. Il Banco popolare ha pulito i conti per 2,83 miliardi e Ubi banca ha messo a bilancio svalutazioni di avviamenti per 2,2 miliardi.
Ma cosa sono gli avviamenti o goodwill? Ce lo spiega bene il Sole 24 Ore: in estrema sintesi sono i prezzi pagati nel corso del tempo per le acquisizioni, in genere di altre banche, e iscritti a bilancio. Ebbene quei prezzi erano ormai datati. Figli della storia o meglio di quel periodo d’oro, prima della crisi della finanza mondiale, in cui si compravano sportelli, intere banche a prezzi dell’era del credito facile e ai multipli di borsa pre-crisi. Quel tempo dopo il dissesto Lehman e la crisi dei debiti sovrani sono ormai archiviati. Ma quei prezzi e quei valori se ne stavano allegramente, come se niente fosse, ancora iscritti nei bilanci come fossero reali, quando reali non lo erano più da anni.