ROMA – Il governatore della Banca d'Italia
Mario Draghi si appresta a leggere martedi' prossimo le sue
ultime considerazioni finali e la sua successione alla guida
della Banca d'Italia e' ancora incognita.
Draghi verra' ufficialmente nominato presidente della Bce in
occasione del vertice europeo di Bruxelles del 24 giugno ed
entrera' in carica il primo novembre. In vista di quella data,
dunque, le consultazioni che dovranno portare al suo successore
si intensificano. E al momento l'identikit del possibile
candidato governatore porta i tratti di tre figure: l'attuale
numero due di Bankitalia, il direttore generale Fabrizio
Saccomanni, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli ed
il componente del board della Bce, nonche' ex Bankitalia,
Lorenzo Bini Smaghi. Ma non e' escluso che possa spuntare poi il
nome di un quarto concorrente.
Due dei papabili successori si troveranno gomito a gomito
gia' martedi', in occasione dell'assemblea della banca: da
tradizione infatti il direttore generale del Tesoro siede a
fianco del direttorio per la lettura delle considerazioni finali
del governatore. Dovrebbe invece essere assente Bini Smaghi.
La procedura prevede che la nomina del numero uno di
Bankitalia sia disposta con decreto del Presidente della
Repubblica, su proposta del Premier, previa delibera del
Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio
superiore della stessa banca.
Se si optasse per una soluzione interna, l'ipotesi piu'
probabile e' quella di veder salire sulla poltrona di
governatore Saccomanni, affiancato da Ignazio Visco come
Direttore generale. Il primo, 68 anni, da sempre in Banca
d'Italia, vanta una profonda conoscenza dell'istituzione e del
panorama economico e bancario italiano; il suo vice Visco e' un
apprezzato e brillante economista, allievo di Federico Caffe', e
nel suo curriculum annovera tra l'altro la carica di capo del
servizio studi della Banca e poi quella di capo economista
all'Ocse.
Di rango anche il CV di Grilli: bocconiano, nato a Milano nel
1957, con una carriera universitaria negli Stati Uniti
(professore a Yale) e in Gran Bretagna. E' stimato dalla
comunita' finanziaria e bancaria nazionale e internazionale e
ricopre anche da oltre vent'anni incarichi statali di alto
livello (al Tesoro e alla Ragioneria dello Stato).
Quanto a Bini Smaghi, fiorentino 54 anni, vanta studi
all'estero, in Belgio e Stati Uniti, ha compiuto un'esperienza
lavorativa di 11 anni in Banca d'Italia, ha fatto un passaggio
al Tesoro e poi dal 2005 e' approdato alla Bce. Gode anch'egli
di una buona reputazione a livello internazionale.
Le sorti di Bini Smaghi sembrano comunque controverse. Un
accordo non scritto prevederebbe infatti che, con l'arrivo di
Draghi, lui debba lasciare il suo posto nel board della Bce a un
componente francese. Ma in un' intervista al Wall Street
Journal, lo stesso Bini Smaghi ha tenuto a precisare: ''il mio
mandato scade nel 2013, ho in programma di continuare''. Secondo
alcune indiscrezioni, inoltre, la sua sua visione sarebbe quella
secondo cui se c'e' una intesa Italia-Francia per far entrare un
francese nel board, spetta ai governi degli altri Paesi
''trovare una soluzione'' e lui ''non intende fare il primo
passo. Tantomeno al buio e senza contropartite''.
