MILANO – “Ridatemi i miei soldi” rivendica Daniele Torresani, correntista di Banca Network, dopo la decisione della Banca d’Italia di sospendere i pagamenti dell’istituto di credito per fronteggiare una situazione di difficoltà debitoria. Come lui altri 28 mila, persone che ogni mese vedevano accreditarsi il proprio stipendio su quel conto e su di esso avevano domiciliato utenze telefoniche ed energetiche. Una vita imperniata su un conto corrente sul quale improvvisamente non è più possibile fare affidamento. Soldi bloccati e lo sconcerto di un risparmiatore.
“Ho appena fatto in tempo a farmi dirottare una piccola quattordicesima su un conto che condivido con mia moglie, ma è veramente sconcertante di come non si possa disporre per mesi dei propri risparmi senza avere nessuna colpa”, rincara Daniele. La vicenda non è rimasta inascoltata se ne sono interessate le associazioni dei consumatori come Adusbef, il cui presidente Elio Lannutti, senatore Idv, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto dell’esattezza delle operazioni di Bankitalia, e sul perché si sia mossa in ritardo rispetto alle prime ispezioni di Banca Network, risalenti al 2009.
Resta una dilagante sfiducia nel sistema bancario, ammette Daniele che non dubita di poter rivedere i propri risparmi, garantiti fino a 100 mila euro dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Ma per casi come il suo non è configurata nessuna normativa esauriente. La class action sembra essere un’arma non solo spuntata ma anche a doppio taglio, perché fare causa a una banca tecnicamente fallita significa accollarsi ulteriori spese dal punto di vista economico.Non resta che sperare che la Banca d’Italia decida di far terminare il periodo di sospensione (scade tra meno di 48 ore), dichiari la liquidazione coatta amministrativa e proceda ai rimborsi dopo un periodo-finestra di 20 giorni. Salvo proroghe.