Le banche minacciano il governo: “Così non diamo più soldi a nessuno”

Giuseppe Mussari (Foto Lapresse)

ROMA – Commissioni, le banche arrivano a minacciare il governo: o si cambia oppure finiremo per strozzare il credito per imprese e famiglie. Lo scontro è sull’emendamento al decreto liberalizzazioni che lascia così come sono alcune pesanti novità per gli istituti di credito. A leggere il testo della legge sembra che verranno eliminate tutte le commissioni previste quando si concede un credito. Un articolo che, a detta delle banche, risulterebbe poco chiaro. E così il comitato di presidenza dell’Abi, l’associazione bancaria, si è dimesso. Proprio perché quell’emendamento contestato non è stato eliminato. In particolare l’Abi critica l’articolo 27-bis del dl liberalizzazioni, così come è uscito dalle commissioni parlamentari, articolo che rende: “nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido”. L’Abi vuole infatti che il maxiemendamento venga cambiato, in quanto non individua con precisione su quali tipo di operazioni le banche debbono far pagare le commissioni.

L’articolo, in sintesi, elimina le commissioni bancarie sulle linee di credito, sugli affidamenti o fidi bancari. Da qui il gesto dell’Abi, volutamente eclatante, come spiega il presidente Giuseppe Mussari: “Avevamo bisogno di dare un segnale chiaro e dovevamo farlo con l’unico gesto che potevamo fare, mettere a disposizione il nostro mandato”. Precisazione seguita da quello che somiglia a un ammonimento/ricatto: se nulla cambia, ha aggiunto in sintesi Mussari, le banche saranno costrette a rivedere il sistema del credito a imprese e famiglie. Ovvero, in tempi di credit crunch, un ulteriore colpo per imprese e famiglie che già adesso non riescono più a ottenere prestiti o mutui. Per Mussari è stata “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Il presidente Abi, solo due giorni fa, aveva criticato l’impianto del decreto: “Non è possibile indurre le banche a fare servizi gratuiti”. Il decreto poi introduce altre novità, obbligando l’Abi, le associazioni dei prestatori di servizi di pagamento, Poste italiane, il consorzio Bancomat, le imprese che gestiscono circuiti di pagamento e le associazioni delle imprese più significative a livello nazionale a definire, entro il primo giugno 2012, regole “per assicurare una riduzione delle commissioni interbancarie a carico degli esercenti sulle transazioni con carta di credito”. Un altro emendamento al testo aggiunge che le spese di apertura e di gestione dei conti corrente destinati all’accredito e al prelievo di pensioni fino a 1.500 euro dovranno essere gratuiti.

Era stato il relatore Filippo Bubbico (Pd) ad annunciare qualche apertura sul testo, aggiungendo che la norma si sarebbe potuta applicare solo alle banche che non si adeguavano alle norme sulla trasparenza. Nella versione definitiva del maxiemendamento invece l’aggiunta in extremis non è stata inserita e il testo è rimasto invariato.

 

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Elisa D'Alto