WASHINGTON – I cittadini americani con conti in Svizzera non sono più al sicuro: le norme sul segreto bancario stanno per cambiare. A dare il via all’apertura è stata la Clariden Leu Ag, una delle più antiche banche private svizzere, che giorni fa ha iniziato ad informare i propri clienti statunitensi che nel caso di richieste specifiche, la titolarità dei loro conti e le rispettive movimentazioni saranno integralmente trasmessi alle autorità statunitensi che ne facciano richiesta avanzando l’ipotesi d’un coinvolgimento dei titolari nel reato di evasione fiscale.
La novità era stata affrontata già nel 2008, ed era culminata nel 2009 con l’ingiunzione di rivelare nomi e dati fatta dalla Casa Bianca alla Ubs. A chiedere di rompere il segreto bancario erano stati il dipartimento di Giustizia e l’Amministrazione finanziaria americane. E il coinvolgimento del dipartimento di Giustizia a portare alla decisione della Clariden Leu Ag.
La richiesta dei nomi, con la specifica indicazione del reato di evasione fiscale con risvolto criminale rivolta dal dipartimento di Giustizia ad una banca comporterà l’immediato trasferimento di nomi e movimenti sui conti e titoli della persona in questione.
A dare il via a questa politica è stato un dato, rivelato nel 2008 dalla Commissione finanze del Senato statunitense: “Ogni anno oltre 100 miliardi di dollari di tasse e imposte sono evase utilizzando conti offshore. Non è tollerabile. Dunque, da momento si dovrà operare per ricondurre queste risorse entro i parametri corretti della contribuzione fiscale dovuta”.
Il presidente Barack Obama fece subito suo l’invito del Senato. La richiesta americana ha un peso maggiore in quanto negli Stati Uniti il reato di evasione fiscale ha risvolti civili e penali: può essere punito anche con 5 anni di carcere, e con sanzioni fino a 250mila dollari per i singoli e 500mila dollari per le imprese condannate.
Le somme evase, poi, devono essere restituite interamente, altrimenti scattano i passaggi di proprietà allo Stato dei beni dell’evasore.
Nelle banche svizzere, al momento, è custodito il 27 per cento dell’offshore mondiale. Presso la Clariden Leu Ag sarebbero depositati 80 miliardi di euro: tra questi fino al 2009 c’erano anche 500 milioni provenienti dall’Italia. Con lo scudo fiscale sono tornati in patria, determinando una perdita notevole alla Claride.