La Banca d’Italia dice addio alle Bonifiche Ferraresi. Razionalizzazioni al portafoglio

ROMA – Il governatore Ignazio Visco ha deciso. La Banca d'Italia dismette la storica partecipazione di maggioranza (62,4%) in Bonifiche Ferraresi, societa' quotata in Borsa che, in due aziende agricole in provincia di Arezzo e di Ferrara, produce e commercializza grano, mais, riso e soia oltre che mele, pesche e pere. Lo scopo è quello di ''razionalizzare il portafoglio finanziario'' e permettere alla societa' ''ulteriori opportunita' di sviluppo''.

La cessione avverra' tramite asta e il compratore dovra' poi lanciare un'opa sul rimanente capitale allo stesso prezzo dell'acquisizione. Via Nazionale procede cosi' sulla strada della vendita di attivita' e quote non legate all'attivita' istituzionale che ha visto la cessione di immobili (due le aste per la cessione del Salone Margherita dove si esibiva la Compagnia del Bagaglino) mentre la quota in Generali dove la Banca e' il secondo azionista dopo Mediobanca con il 4,467% non e' messa in discussione.

Al contrario del Leone di Trieste, Bonifiche Ferraresi e' una piccola realta', che Via Nazionale detiene dai primi anni Quaranta quando aggiunse la sua quota a quella dell'Iri che era succeduto ai creditori della societa', fondata nel 1871 in Inghilterra per bonificare i terreni del giovane Regno d'Italia. La societa' era finita in difficolta' dopo la crisi del '29. Approdata in Borsa nel 1947 Bonifiche perse la gran parte della sua proprieta' negli anni '50 a seguito della Riforma Agraria e vivacchiando sul mercato di Piazza Affari con scambi sempre al lumicino. Da allora le voci di una cessione si sono succedute regolarmente, divenendo uno dei piu' classici e inossidabili 'rumour' di Piazza Affari come la fusione 'Pirellina' in Pirellona e quella di Alleanza in Generali, avvenute poi effettivamente solo negli ultimi anni. Voci sempre smentite dalla Banca d'Italia mentre qualche mese fa alcuni azionisti di minoranza della societa' erano tornati a chiedere in una lettera la cessione. Ora la decisione di Visco dovra' essere sottoposta al parere, non vincolante della Commissione Prevista dal Regolamento per il trattamento di quiescenza del Personale e all'approvazione del Consiglio Superiore dell'Istituto. La Banca d'Italia procedera' a un'asta pubblica e sara' assistita da un consulente.

In Borsa il pacchetto azionario della societa' vale ai prezzi attuali (19,1 euro), circa 67 milioni di euro. Il titolo ha risentito molto della crisi, considerando che nel febbraio dello scorso anno viaggiava sopra i 30 euro. Meglio va l'attivita' agricola. Come si legge nella relazione sul bilancio 2011 da presentare all'assemblea nella prossima settimana: ''il risultato della produzione caratteristica e' positivo, notevolmente piu' elevato rispetto all'annata precedente'' e ''sono manifesti gli effetti dei cospicui investimenti effettuati nell'ambito degli ultimi Piani Industriali'' e si ricordano l'aumento della produzione e la costruzione di un secondo impianto di energia solare sui tetti bonificati dall'amianto. Ha aiutato anche la risalita dei prezzi di cereali e mais.

Gli amministratori (il presidente e' l'ex Bankitalia Vincenzo Pontolillo e nel cda siede anche Marcello Messori) consegnano cosi' una societa' dove l'utile e' salito a 2,175 milioni di euro contro i 915mila dell'anno precedente e dividendi che saranno distribuiti a quota 1,1 milioni di euro. Morigerati i compensi ai vertici. Il presidente infatti prende meno di 100mila euro lordi, il direttore generale 114mila mentre i consiglieri ordinari si accontentano di poco piu' di 12mila euro a testa.

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Daniela Lauria