ROMA – A cavallo tra il 2011 e il 2012, quando intervenne comprando i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà , la Bce ha acquistato 102,8 miliardi di euro di bond italiani. Ovvero la quota maggiore fra i Paesi dell’Eurozona, come dimostra un rapido confronto: all’Italia seguono la Spagna (44,3 miliardi), la Grecia (33,9), il Portogallo (22,8) e l’Irlanda (14,2).
Parliamo del periodo a cavallo tra l’ultimo governo Berlusconi e primi mesi di quello Monti. Il 10 novembre 2011 lo spread tocca quota 574, il record. Poi ci furono le dimissioni di Berlusconi e l’arrivo di Mario Monti che con un mix di riforme e di credibilità spendibile in Europa contribuì a ridurre sostanzialmente quel numero. Ma non è mai stato un mistero che al dimezzamento dello spread (la quota “psicologica” indicata da Monti era un differenziale a 287, ovvero la metà di quello trovato a novembre 2011) ha contribuito anche Mario Draghi con l’acquisto massiccio di titoli di Stato. Oggi la Bce mette nero su bianco quanto ha contribuito all’abbassamento dello spread italiano: con 103 miliardi di titoli di Stato acquistati, ovvero molto di più di quanto abbia fatto per la pur “malatissima” Spagna, per la Grecia, il Portogallo o l’Irlanda. Economie meno forti della nostra e per questo meno esigenti, certo, ma la differenza è comunque notevole.
