
ROMA – La Banca centrale europea taglia le stime dell’inflazione e quelle di crescita nella zona euro, avverte che la disoccupazione calerà sotto il 10% solo nel 2019 e si dice, ancora una volta, pronta a ricorrere a nuovi strumenti non convenzionali se “fosse necessario”. Intanto dall’altra parte dell’Oceano l’agenzia di rating americana Standard&Poor’s lancia l’allarme: “si rischia una terza recessione”, dopo quelle del 2009 e del 2011. E chiede che la Bce adotti proprio quelle misure non convenzionali entro la fine del 2014.
“La ripresa ha perso slancio”, dice Standard&Poor’s, l’economia della zona euro “ha conosciuto un rimbalzo verso la metà del 2012 e ha raggiunto un picco nel primo trimestre del 2014. Ora la crescita ha perso slancio e ha rallentato, con tendenze irregolari nei vari Paesi”.
Secondo l’agenzia di rating la possibilità che l’Europa schivi la nuova crisi economica dipenderà dalla
“ripresa degli scambi mondiali, dalla politica monetaria della Bce, dall’andamento dei consumi e dagli investimenti delle imprese. Le nostre previsioni per il 2015 e il 2016 dicono che eviteremo un nuovo triple dip. Per cambiare marcia ed entrare nella corsia veloce dopo una crescita stentata che prosegue dal 2008, all’economia e alla politica europea serve una progettazione di lungo termine. La Banca centrale europea dovrebbe introdurre delle misure non convenzionali entro la fine del 2014″.
Poco prima lo stesso concetto veniva, in un certo senso, sostenuto nel bollettino mensile del consiglio direttivo l’istituto di Francoforte ha anche dato ai suoi esperti l’incarico di assicurare la “tempestiva predisposizione di ulteriori misure da attuare se necessario”.
La Bce si aspetta che le operazioni di ‘credit easing‘ (cioè l’acquisto di titoli di debito del settore privato) varate finora riportino il suo bilancio verso i livelli di inizio 2012. Tuttavia “qualora si rendesse necessario” il consiglio direttivo “è unanime nel suo impegno a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del suo mandato”.
Gli esperti delle proiezioni economiche tagliano a 0,5% la stima d’inflazione dell’Eurozona per il 2014 (da 0,7% di tre mesi fa), a 1% (da 1,2%) quella per il 2015, a 1,8% (da 1,9%) quella per il 2016. Più a lungo termine, la previsione scende a 1,8% da 1,9%.
La valutazione della Bce è “sostanzialmente in linea” con il quadro di un indebolimento della crescita dell’Eurozona. Lo dice la Bce, aggiungendo che gli analisti hanno tagliato le stime di crescita a +0,8% per il 2014 (dal precedente +1%), +1,2% per il 2015 (da 1,5%) e +1,5% per l’anno successivo (da 1,7%).
Notizie poco rassicuranti anche per quanto riguarda il mercato del lavoro. Secondo gli esperti della Bce il tasso di disoccupazione nell’eurozona sarà dell’11,6% nel 2014, all’11,3% nel 2015 e al 10,9% nel 2016.Per scendere sotto il 10% si dovrà aspettare il 2019.
