ROMA, 16 SET – Dopo SusannaCamusso della Cgil, scendono in campo per criticare l’ad di Fiat Sergio Marchionne anche Raffaele Bonanni della Cisl e Luigi Angeletti della Uil.
Intervistato dal Secolo XIX, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni spiega che Marchionne dovrà pubblicamente chiarire quali sono le strategia dell’azienda: ”Un caso è sospendere i programmi, un’altra invece è cambiarli” indipendentemente da come possa evolvere il mercato.
”Penso che Marchionne farebbe bene a chiarire il concetto e spiegare se il programma pattuito è sospeso solo fino a quando il mercato non inverte il trend. Oppure l’intenzione è quella di cambiare indipendentemente da come vanno le vendite”, precisa il sindacalista, chiedendo all’amministratore delegato del Lingotto di ”arrivare a un chiarimento pubblico con noi prima di presentare il piano a ottobre”.
Fra i sostenitori dell’accordo firmato con la Fiat per la fabbrica di Pomigliano d’Arco, Bonanni non si pente dell’intesa: ”Tra chiudere un’esperienza e aprirne una nuova c’è una differenza enorme. Si stava discutendo di come rilanciare un impianto e io, ancora oggi, attendo chiarimenti in merito”. Bene l’intervento dei ministri Passera e Fornero: ”Credo sia giusto arrivare a un chiarimento pubblico”. ”Un incontro servirà a mettere a nudo l’atteggiamento strumentale di molte persone”. Per Bonanni “è arrivato il momento di far emergere in modo chiaro i soggetti che agiscono in malafede in questa triste storia, dimenticando che ci sono ampi territori italiani che vivono di quella produzione. La Fiat non è soltanto Torino ma anche gran parte del Centro sud”.
Per Angeletti della Uil non si può ” accettare riduzioni della capacità produttiva. Noi crediamo ancora che la Fiat possa restare una casa automobilistica competitiva ma perché ciò sia possibile bisogna crederci e fare gli investimenti necessari”. Angeletti spiega i motivi per i quali un calo della produzione non è accettabile: ”E’ evidente che siamo in una fase di crisi di mercato, ma in Italia, malgrado tutto, si produce un terzo delle auto che si comprano. In Europa la recessione ovviamente finirà”.
