BRUXELLES – L’Italia non ha ancora attuato le nuove norme europee che prevedono una stretta sui bonus e gli stipendi dei manager bancari. Scaduto il termine fissato nella direttiva, Roma ha ora due mesi di tempo per mettersi in regola, pena il deferimento alla Corte Ue di giustizia. L’ultimatum è di Bruxelles, e arriva pochi giorni dopo il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che – nel firmare il decreto sviluppo – aveva chiesto con forza al governo di ripristinare il giro di vite sui vertici delle banche, previsto nelle prime versioni del provvedimento ma poi ‘saltato’.
L’invito del capo dello Stato era stato proprio quello di un ”più sollecito recepimento della direttiva europea sulla dirigenza bancaria, con il conseguente adeguamento dei poteri di vigilanza regolamentare della Banca d’Italia”. Inevitabile il passo del commissario Ue ai servizi finanziari, Michel Barnier. ”La maggior parte degli Stati membri – spiega la Commissione Ue – ha pienamente rispettato la direttiva”, recependola entro la scadenza prevista del primo gennaio 2011. ”Ma in Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Slovenia e Spagna la direttiva non è stata recepita nemmeno in parte”.
Si tratta della terza Capita Requirement Directive, quella in cui si fissano anche i nuovi requisiti di capitale delle banche, per rafforzarne il loro patrimonio e renderle più resistenti agli shock finanziari. ”Era necessario recepire questa direttiva puntualmente e integralmente – sottolinea Bruxelles – perché mira a garantire solidità finanziaria a banche e imprese di investimento e ad evitare l’assunzione di rischi eccessivi. Anche quelli favoriti da prassi remunerative perverse e mal concepite. Quelle che hanno portato in Europa al fallimento di singoli istituti e a ripercussioni sociali generalizzate”.
In particolare i servizi del commissario Barnier ricordano come le nuove regole europee prevedano che ”le autorità nazionali di vigilanza bancaria hanno la facoltà di sanzionare le banche che adottano politiche remunerative non in linea con i nuovi requisiti, pur senza prevedere tetti a stipendi e bonus”. Proprio il punto su cui aveva inistito Napolitano. Grazie alla direttiva, infatti, la Banca d’Italia può fissare paletti ben precisi per le remunerazioni dei manager bancari quando la stabilità della banca e la sua base patrimoniale risultino in pericolo. Possibili limiti a bonus e stipendi anche quando la banca riceve aiuti di Stato, insieme al divieto di distribuire dividendi. Ma – per effetto delle norme Ue – si potrà arrivare anche alla rimozione dei banchieri ritenuti incapaci o scorretti, per non aver portato avanti una sana e prudente gestione.
La direttiva non ancora attuata da Roma indica inoltre quanti fondi propri debbano avere le banche e le imprese di investimento per coprire i loro rischi e proteggere i loro clienti; impone requisiti patrimoniali piu’ severi per le ricartolarizzazioni, ”in modo che le banche tengano debitamente conto dei rischi correlati all’investimento in prodotti finanziari cosi’ complessi”; rende più rigorosi gli obblighi di informativa al fine di aumentare la fiducia dei mercati, ”necessaria per incoraggiare le banche a ricorrere nuovamente ai prestiti interbancari”.
