ROMA, 19 LUG – E' il momento di cambiare le norme sulle Opa, le offerte pubbliche d'acquisto in Borsa, troppo a favore della contendibilita' delle societa' a scapito degli azionisti di minoranza. Ad affermarlo e' un documento della Commissione Finanze della Camera, approvato all'unanimita'.
Il documento bipartisan propone anche di affidare alla Consob, e non a Borsa Italiana, il compito di dare il via libera alla quotazioni sul mercato borsistico, e di organizzare il mercato azionario su tre livelli: standard, 'premium' e non regolamentato.
La commissione Finanze di Montecitorio chiede quindi di ''riaprire la riflessione sulla disciplina delle offerte pubbliche di acquisto'', attualmente regolate dalla cosiddetta legge Draghi, che tra l'altro ''appare estremamente frammentata a livello europeo, a causa degli spazi di discrezionalita' estremamente ampi lasciati dalla normativa dell'Unione europea ai singoli legislatori nazionali''.
Secondo il documento, ''l'assetto regolatorio sul punto non puo' essere considerato del tutto soddisfacente, anche per il fatto che non si e' riusciti a definire una normativa uniforme, che ponga nelle medesime condizioni giuridiche tutti gli operatori economici, relativamente ad iniziative di acquisizione di cui essi siano promotori o bersagli''.
Con riferimento al recente decreto Parmalat, dopo la scalata di Lactalis, la Commissione Finanze sottolinea ''la necessita' di assicurare, anche a livello nazionale, la stabilita' di normativa in materia, evitando modifiche alla disciplina sulle Opa dettate da esigenze di natura contingente''.
Passando alla normativa vigente il documento rileva come ''la contendibilita' delle imprese costituisca un elemento potenzialmente positivo, in quanto puo' consentire di attrarre capitali aggiuntivi, e di apportare quindi benefici significativi all'economia del Paese'', e infatti ''la legislazione italiana ha tradizionalmente privilegiato le esigenze della contendibilita', limitando le possibilita' di difesa delle societa' a fronte di scalate ostili''.
Tuttavia, aggiunge, ''l'effetto indesiderato di tale impostazione e' stato quello di accentuare la chiusura degli assetti proprietari delle societa', attraverso forme di controllo molto articolate ed opache, quali le catene societarie (le cosiddette 'scatole cinesi') e le partecipazioni incrociate, che hanno favorito la cristallizzazione degli assetti proprietari e consentito agli azionisti di controllo di estrarre benefici superiori alle risorse finanziarie impegnate, spesso a scapito degli azionisti di minoranza''.
Quanto alla quotazione delle imprese, la commissione propone di ripensarne la disciplina, affrontando il tema concernente la ripartizione di compiti fra Consob (controllo del prospetto e di ammissione al trading) e Borsa Italiana nel processo di accesso al mercato. Ma ammette che si tratta ''di una problematica particolarmente delicata, atteso che la predetta funzione di listing comporta il bilanciamento tra l'esigenza di sviluppo del mercato e quella di protezione degli investitori, ed e' propedeutica, e profondamente differente, dalla funzione di ammissione al trading, che deve essere nelle mani della societa' di gestione del mercato''.
