
CINA, PECHINO – La crisi della Borsa, che lunedi ha toccato i livelli più bassi degli ultimi sette anni, “sta distruggendo la classe media e in futuro distruggerà il piccolo commercio”, secondo Xu Wenming, uno dei tanti cittadini cinesi che hanno osservato increduli il dissolversi dei loro guadagni.
“Sembra la fine del mondo”, ha affermato un altro, Pan Chong, che ha perso 12 mila euro. La Borsa di Shanghai ha lasciato sul terreno l’8,5%, azzerando tutti i guadagni del 2015.
Pochi delle migliaia di cinesi intervenuti su Internet, sono ottimisti come Laoguai, che invita gli investitori a non perdersi d’animo dicendosi fiducioso che “lo shock durerà qualche giorno, poi ci sarà il rimbalzo”.
Non può’ mancare chi tira in ballo gli Usa: “per me la colpa è del rialzo dei tassi d’interesse americani”, che però non c’è ancora stato, scrive Li Hai. Il mondo ufficiale tace e l’agenzia Nuova Cina – che tutti i media, strettamente controllati dalla censura, aspettavano per sapere cosa dire e cosa non dire – ha fatto passare quasi tre ore dalla chiusura dei mercati di Shanghai e Shenzhen per diffondere un pezzo nel quale sostiene che le quotazioni sono crollate “nonostante gli interventi del governo, come l’immissione di liquidità’ e le restrizioni alle vendite di azioni”.
Per i dirigenti politici cinesi, il disastro in Borsa arriva nel momento meno adatto, mentre è ancora viva in tutto il Paese l’emozione per la tragedia di Tianjin, dove oltre cento persone sono morte nell’esplosione di un magazzino nel quale erano illegalmente custoditi composti chimici velenosi. Nuova Cina ricorda che “l’ ultima delle iniziative” per tenere alte le quotazioni in Borsa e’ stata presa alla fine della scorsa settimana, quando i fondi pensione sono stati autorizzati ad investire in Borsa.
L’ anno scorso sono stati i media governativi a spronare il pubblico ad investire in Borsa dopo che le principali fonti di ricchezza degli anni passati – dalle esportazioni all’ edilizia – sembravano essersi esaurite. L’ agenzia sottolinea che, anche se “non e’ noto quanto intendano investire”, i fondi pensione cinesi “hanno un valore stimato di 3,5 trilioni di yuan” (circa 489 miliardi di euro) e lascia intendere che il loro intervento potrebbe fermare l’ Orso che nelle ultime settimane ha dominato i mercati della Cina.
Il South China Morning Post, pubblicato ad Hong Kong, ricorda che il primo settembre verra’ resa nota la valutazione ufficiale dell produzione manifatturiera, misurata dall’ indice chiamato Purchasing Manager Index (Pmi). Quello “provvisorio”, diffuso la scorsa settimana dalla rivista Caixin, ha fatto segnare il livello più’ basso degli ultimi sei anni, contribuendo al crollo di lunedi.
