MILANO (ANSA) – Urge ”porre termine alla grave situazione d’incertezza in cui la banca si trova oggi”. Con queste parole il Consiglio di gestione della Banca Popolare di Milano presieduto da Andrea Bonomi ha abdicato.
A due giorni dalla richiesta del Consiglio di sorveglianza, anch’esso dimissionario, di convocare ”senza indugio” un’assemblea degli azionisti per rinnovare in anticipo il vertice, il Cdg ha deciso di gettare la spugna, fissando la riunione dei soci al 21 dicembre e rassegnando le proprie dimissioni.
Stavolta a mollare il colpo, dopo la brusca uscita dell’amministratore delegato Piero Montani passato alla Carige, sono gli altri quattro consiglieri superstiti del Cdg, ovvero, oltre Bonomi, Davide Croff (Ceo ad interim), Alessandro Foti e Dante Razzano che manterranno la guida fino al giorno dell’assemblea.
La decisione, ha spiegato il consiglio, è stata assunta nella speranza che l’assemblea dei soci assuma ”ogni più opportuna deliberazione nell’interesse esclusivo dell’istituto a una gestione stabile e duratura che garantisca il successo dell’aumento di capitale”.
Al tempo stesso la squadra dimissionaria di Bonomi, che martedì prossimo dovrà approvare i conti del terzo trimestre, ”al fine di consentire al nuovo consiglio di gestione di approvare il nuovo piano industriale” ha deliberato di convocare l’assemblea anche in sede straordinaria, per proporre una nuova estensione del termine di esecuzione dell’aumento di capitale da 500 milioni, ovvero dal 30 aprile al 31 luglio del prossimo anno (doveva essere varato entro il 30 ottobre di quest’anno).
Con queste mosse, dunque, si apre ufficialmente la campagna elettorale per la nomina della futura squadra di comando, ovvero un periodo di folte diplomazie ”sotterranee”, come osservano alcuni. Le liste, da statuto, dovranno essere depositate entro tredici giorni dall’assemblea, ovvero il 7 dicembre.
Al momento di schieramenti prevedibili ce ne sono due: quello capitanato da Bonomi, appunto, e quello del secondo azionista della Bpm col 7,02%, Raffaele Mincione, che in questi giorni ha trovato la sponda dell’ex presidente del consiglio, Lamberto Dini, potenziale candidato in quota alla società del finanziere anglo-italiano, Time Life.
Proprio quest’ultimo schieramento, secondo voci di corridoio, potrebbe trovare il sostegno dei sindacati interni della banca e, soprattutto, dei soci pensionati, ovvero di quelli che una volta rappresentavano i vertici dell’Associazione Amici della Bipiemme, vero e proprio ago della bilancia in sede assembleare.
Su tutto questo resta acceso il faro della Banca d’Italia che più volte ha denunciato lo strapotere dei sindacati interni. Proprio l’istituto di Via Nazionale in questi giorni ha convocato i vertici della banca (Bonomi e Croff per il Cdg e il presidente del Cds Giuseppe Coppini) per avere aggiornamenti sulla delicata vicenda.
Indiscrezioni hanno più volte indicato la possibilità di un intervento diretto della Banca d’Italia che potrebbe inviare come in passato delle ‘moral suasion’ per invitare alla discontinuità. Sebbene l’ipotesi commissariamento appaia ancora di difficile attuazione, resta invece sul tavolo la possibilità che via nazionale chieda il congelamento delle deleghe dei pensionati (cinque per ogni socio).
