MILANO, 18 NOV – Si chiude senza il botto l'aumento di capitale della Bpm. Il mercato ha 'digerito' l'82% delle azioni offerte ai soci lasciando (per ora) l'inoptato al 18% e portando nelle casse della banca 653 milioni rispetto agli 800 chiesti agli azionisti.
Considerando che Investindustrial di Andrea Bonomi, salita oggi al 6,6% del capitale, intende portare la sua quota al 9,9%, l'inoptato (attualmente pari al 18,3%) dovrebbe scendere ancora, attestandosi al 14% circa grazie a un investimento stimabile in circa 35 milioni di euro. Per ridurne ulteriormente l'ammontare c'e' pero' ancora tempo visto che, come di consueto, i diritti non esercitati saranno offerti in borsa. Bpm, che ha un mese di tempo per metterli all'asta, ha fatto sapere che ''le sedute in cui avverra' tale offerta saranno oggetto di una apposita comunicazione''. L'obiettivo di chiudere la prima fase dell'aumento con un'adesione vicina alla 'soglia psicologica' del 90% non e' dunque stato centrato. Rispetto agli aumenti realizzati tra la primavera e l'estate dalle altre banche italiane quello della Bpm, costretta da Bankitalia a rivedere la sua governance al termine di un'ispezione chiusa con pesanti rilievi, e' dunque quello che si e' concluso peggio.
Tuttavia, viste le impervie condizioni di mercato in cui l'operazione si e' svolta – con il Paese sotto attacco da parte della speculazione internazionale e le quotazioni di borsa a picco – il risultato viene considerato dalle banche del consorzio di garanzia piu' che accettabile. Per dare un'idea della difficolta' dell'operazione basti pensare al fatto che il valore delle azioni collocate e' pari alla capitalizzazione pre-aumento della Bpm e a piu' di cinque volte di quella attuale (che non contabilizza ancora le nuove azioni), collassata oggi a 116 milioni. Certo non aiutera' a vendere l'inoptato l'andamento del titolo, ancora in caduta libera in Borsa (-6,95%). Preoccupa soprattutto il prezzo di chiusura, pari a 0,28 euro: si tratta di un valore inferiore a quello di 0,30 euro a cui vengono offerte le nuove azioni. In questo momento e' dunque piu' conveniente acquistare le azioni sul mercato che sottoscrivere i titoli di nuova emissione. Un problema che riguarda piu' le banche del consorzio di garanzia, guidato da Mediobanca, che la Bpm, che in ogni caso incassera' tutti gli 800 milioni preventivati dal consorzio.
Per questo sara' importante scegliere la finestra giusta per far partire l'asta dei diritti, confidando in una ripresa delle quotazioni del titolo e in un contesto di mercato meno turbolento. L'eventuale inoptato che dovesse residuare verra' spartito tra le otto banche del consorzio in relazione alla percentuale di rischio che si sono assunte. Oggi intanto si sono anche tenute le elezioni per il rinnovo degli organi degli 'Amici della Bpm', l'associazione che rappresenta i soci dipendenti della banca milanese. La lista sponsorizzata dalla Uilca e dalla Fisac ha fatto man bassa dei posti disponibili eleggendo 12 dei 13 componenti del direttivo e 30 dei 34 componenti dell'assemblea. Un risultato ottenuto senza la partecipazione della rappresentanze aziendali di Fabi e Fiba che non hanno presentato una propria lista dopo essere state scomunicate, nel corso dello scontro che ha lacerato la Bpm, dai rispettivi sindacati nazionali.
