MILANO, 25 GIU – L’assemblea della Bpm boccia la richiesta di Bankitalia di aumentare da tre a cinque il numero di deleghe di voto. Una misura voluta da Palazzo Koch per ridurre l’influenza dei soci-dipendenti sulla banca e sollecitata dopo un’ispezione che si e’ chiusa con forti rilievi alla governance e alla gestione dell’istituto di Piazza Meda.
La decisione e’ stata presa nell’assise che ha anche approvato il maxi-aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro e la modifica del regolamento del prestito convertendo da 400 milioni, anticipandone la conversione al prossimo autunno e rivedendo al ribasso il prezzo delle azioni con cui verra’ convertito (da 6 a 2,7 euro), estremamente penalizzante per i sottoscrittori. Il collocamento del prestito, ‘spinto’ dalla banca con pratiche commerciali scorrette, era valso una multa della Consob a tre alti dirigenti, tra cui l’attuale dg Enzo Chiesa e il suo predecessore Fiorenzo Dalu.
Il ‘no’ all’aumento delle deleghe, sponsorizzato dall’Associazione Amici della Bpm (l’associazione dei soci-dipendenti che controlla il cda della banca), ha raccolto 2.093 voti, il 54% dei 3.835 azionisti presenti in assemblea. A favore della modifica – per cui si sono spesi i soci non dipendenti – si sono espressi 1.731 azionisti (45%), mentre 11 sono stati gli astenuti. Una maggioranza tutt’altro che schiacciante – e che evidenzia una frattura tra le diverse anime della popolare – ma sufficiente per mantenere inalterate le cose. Anche perche’ per modificare lo statuto sarebbero serviti i due terzi dei voti.
In assemblea Alessandro Dall’Asta, presidente degli Amici della Bpm, ha ribadito la sua chiusura alle richieste di Bankitalia motivando la posizione con il timore che, ”attraverso un nuovo aumento delle deleghe, possano prevalere in assemblea gruppi organizzati che privilegiano il capitale nei confronti delle persone”. A nulla e’ valso l’invito del presidente della Bpm, Massimo Ponzellini, nominato dai soci-dipendenti – molto pacato nei toni – a non farsi ”spaventare da cinque deleghe” e a non temere ”il mercato perche’ nessuno ci puo’ conquistare fino a che rimaniamo una cooperativa”.
Il presidente della Bpm, che non ha risparmiato un po’ di ironia nei confronti di Bankitalia (”di questi tempi ci tiene a far bella figura, nell’incontro di giovedi’ scorso ha continuato la solita tuba”), ha cercato di sdrammatizzare l’esito di una votazione che dovrebbe rappresentare una bocciatura anche per il cda che l’ha proposta all’assemblea (non a caso il consigliere Franco Debendetti ha promesso che si dimettera’). ”Non mi sento sfiduciato”, ha detto Ponzellini, affermando che il tema delle deleghe sara’ ripreso in mano nell’ambito della piu’ complessiva riforma della governance che la Bpm sta affrontando e che vuole chiudere ”entro l’anno”. Della votazione di oggi si parlera’ sicuramente nell’incontro che la prossima settimana i vertici della Bpm dovrebbero avere in Banca d’Italia.
Per quanto riguarda l’aumento di capitale, Chiesa ha annunciato in assemblea la chiusura del consorzio di garanzia guidato da Mediobanca, a cui hanno aderito ”una decina di banche estere” ma nessun istituto italiano. Il problema del prezzo dell’aumento, che rischia di essere iperdiluitivo per gli attuali soci, verra’ affrontato ”a settembre”, quando la ricapitalizzazione partira’, ”se la situazione dei mercati sara’ ancora cosi”’. La banca ”e’ solida”, ha comunque assicurato Ponzellini, e l’aumento ”sara’ la garanzia contro gli sconquassi” della crisi.
