(dell'inviato Andrea D'Ortenzio)
– BASILEA, 26 GIU – Un riduzione senza indugi del
debito pubblico e privato nelle economie avanzate, un'attenzione
a quello degli emergenti e una stretta dei tassi, in tutta il
mondo, a una velocita' maggiore del passato. La Bri, la Banca
delle Banche centrali, nel suo rapporto annuale in occasione
dell'assemblea non usa mezzi termini nell'indicare la strada
adatta per evitare l'arrivo di una nuova crisi. Forte
dell'autorita' che le deriva dall'aver lanciato (inutilmente)
l'allarme nel 2007, la Bri sottolinea come la turbolenza
collegata alla crisi in Grecia, Irlanda e Portogallo ''e' nulla
di fronte alla devastazione che scaturirebbe dalla perdita di
fiducia degli investitori nel debito sovrano di un'economia
maggiore''.
E non e' tutto. Rischi importanti arrivano anche dalle
economie emergenti, principale motore dell'economia globale, che
stanno presentando segnali preoccupanti e gia' visti come nel
settore immobiliare. Il direttore generale della Banca d'italia
Fabrizio Saccomanni, presente all'assemblea assieme al
governatore Mario Draghi (reduce dall'incoronazione a presidente
della Bce) e il vice direttore Ignazio Visco, auspica cosi', al
pari del direttore generale della Bri Jaime Caruana, che si
lavori ora ''alla crescita sostenibile''. Da Saccomanni si
ribadisce poi la solidita' del sistema bancario italiano di
fronte alla crisi greca. ''C'e' un problema di contagio ma la
malattia colpisce di piu' i deboli''.
Per la Bri, in ogni caso, le banche in tutto il mondo
dovranno attuare le regole di Basilea3 in maniera piena, magari
arrivando alle soglie stabilite con gradualita' in anticipo.
Inoltre l'istituzione di Basilea chiede che il sistema tiri
fuori tutte le perdite sui crediti, altrimenti si corre il
rischio di rinnovare 'sine die' i finanziamenti in sofferenze a
favore delle imprese, di creare incertezza e di inibire la
crescita economica.
Ma i compiti sono difficili anche per le banche centrali. La
Bri ammonisce che i tassi a livello mondiale sono ancora troppo
su bassi livelli e dovranno essere aumentati a un ritmo piu'
rapido di quanto avvenuto in passato. Certo in alcune economie
avanzate l'inasprimento 'deve essere soppesato alla luce delle
vulnerabilita' create dal protratto aggiustamento dei bilanci
del settore privato e pubblico, e dalla persistente fragilitÃ
del settore finanziario''. Per i paesi avanzati rileva poi il
rapporto, 'pur essendo cambiato il contesto economico', le sfide
a carico delle banche centrali sono simili a quelle vissute
negli anni '70 quando si innesco' una spirale di aumenti
dell'inflazione e del costo del lavoro, che si rafforzarono
vicendevolmente assieme ad alti tassi di disoccupazione. .
