Burocrazia uccide impresa: e l’azienda non può esportare in Germania

Rimpalli burocratici tra Comuni mettono in difficoltà le aziende italiane, già in crisi

NOVARA – Due anni di rimpallo tra le burocrazie di due Comuni confinanti: così la Str Rubinetterie di Valduggia, in Piemonte, s’è persa le esportazioni di valvole (e gli introiti) in Germania. Tutto per quella posizione dell’azienda, a cavallo tra i Comuni di Borgosesia e Valduggia.

L’amministratore delegato della Sr, Daniele Salezze, ha raccontato al Sole 24 Ore com’è andata: “Il 98% dell’ampliamento era sul Comune di Borgosesia, che in poco tempo ci ha rilasciato la licenza per costruire. Così, per portarci avanti, abbiamo iniziato i lavori acquistando il materiale, facendo arrivare da Arezzo il capannone prefabbricato, iniziando a mettere le fondamenta”.

A quel punto il Comune di Valduggia ha chiesto all’azienda di fare una domanda di svincolo ambientale. Solo che la Regione Piemonte ha chiesto, a sua volta, al Comune di Borgosesia di fare lo stesso. Ma il Comune di Borgosesia si tira fuori.

Il rimpallo tra le amministrazioni dei due Comuni va avanti per più di un anno. Alla fine all’azienda viene suggerito di “chiedere la revoca della concessione di Borgosesia, pagare 5mila euro di penale, coprire di terra i lavori già fatti per evitare ispezioni e rischiare pure il carcere. Abbiamo poi ripresentato il progetto e infine il via libera è arrivato, con due anni di ritardo e un danno enorme per l’azienda, tra costi aggiuntivi e mancati ricavi”.

Non finisce qui. Salezze aveva fatto costruire un silos per il materiale metallico vicino all’azienda, a sua volta vicina al torrente Strona (stiamo parlando di torrente, non di fiume). E il silos si è trovato ad essere a dodici metri di distanza da quel torrente. Non abbastanza secondo la legge, che prevede una distanza minima di 13 metri.

Così si è dovuto rimuovere e spostare il silos. Ad un costo di 100mila euro. Non pochi, per un’azienda che, per esempio, nel 2011 ha avuto ricavi per 5,3 milioni di euro.

Sempre il torrente era stato al centro di un altra vicenda nel 2011. Enel aveva chiesto un “diritto di superficie”, cioè dello spazio, nella cabina elettrica dell’azienda, per installare dei nuovi macchinari. Solo che per farlo si è dovuto costruire una scala. Ma questa scala, visto che la cabina elettrica era vicina al torrente, cioè all’acqua, non poteva toccare terra. Sono iniziate le consultazioni di architetti e tecnici. Alla fine la soluzione è arivvata da un fabbro. “Nel frattempo però le parcelle le avevo dovute pagare tutte”.

In tutto questo  Salezze non chiede aiuti: “Sono contrario ad ogni tipo di aiuto e chiederei al Governo di eliminare ogni tipo di sussidio o di sostegno. Quello che ci serve è avere regole semplici e chiare, abbiamo una burocrazia spaventosa che spesso perde tempo perché le diverse parti dell’amministrazione non si parlano o non si capiscono”.

 

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Maria Elena Perrero