TORINO – La riforma della Pac (Politica agricola comune) per il 2014-2020 cosi' com'e' ''ha perso di vista la centralità dell'impresa, della produzione'' e il ''governo Monti fara' un negoziato a sostegno della spesa agricola, non per una sua riduzione''.
La critica del ministro Mario Catania al piano europeo e' stata durissima e perfettamente convergente con quella del presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, di Mario Guidi (presidente di Confagricoltura) e dell'assessore regionale del Piemonte, Claudio Sacchetto.
Riuniti a un convegno a Torino promosso da Confagricoltura Piemonte, e' stato unanime il giudizio negativo sulla riforma. ''Sara' un negoziato difficile – ha detto Catania – ma i giochi non sono fatti, la nostra non e' una voce isolata''. Il ministro auspica un modello meno burocratico e rigido (''Bloccare un quadro normativo per sette anni, con i cambiamenti in atto, e' una follia'', ha detto) e non nasconde le difficolta', anche all'interno dell'Italia il cui livello di contribuzione all'Europa e' altissimo (5 miliardi di euro ogni anno), ben superiore a quello che ne ricava.
''Cio' fa si' che, a livello puramente contabile, c'e' chi vede bene una riduzione della nostra contribuzione al bilancio comunitario, ma questo non e' compatibile con l'esigenza di mantenere gli stessi livelli di finanziamento''.
Resta, poi, il nodo cruciale della distribuzione delle risorse tra i Paesi membri che non puo' essere commisurato alla superficie agricola, altrimenti si perde di vista la centralita' della produzione.