ROMA – Avete bisogno di un lavoro? Affidatevi al passaparola, alle segnalazioni o alle “raccomandazioni” che dir si voglia: battono i centri di collocamento 10 a 1. Che vuol dire? Che sono iscritte ai centri di collocamento oltre 3 milioni di persone, il 90% delle quali ha da subito dichiarato la disponibilità al lavoro: peccato che se ne si riescono a “collocare” solo tre su 100. E quasi tutte appartenenti a categorie protette. Invece il “passaparola” che, secondo gli ultimi dati Isfol-Plus 2010, continua ad essere il mezzo principale per trovare lavoro. Più di tre occupati su dieci hanno infatti ottenuto l’attuale posto grazie alla segnalazione di un qualche parente o conoscente.
Un trend che è andato peggiorando: dal pacchetto Treu del 1997 (che ha di fatto liberalizzato l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro), alla riforma Biagi del 2003, passando per il Collegato Lavoro 2010 e la legge di Stabilità 2012 (legge 183 del 2011), che hanno semplificato le procedure d’autorizzazione per esercitare l’intermediazione (imbarcando pure scuole e università), la “spintarella” ha continuato ad aumentare di efficacia. Prima del 1997 questo canale “informale” di ricerca del lavoro faceva conquistare un impiego al 24,4% di persone. Dopo il 2003 si è saliti al 35,3%, per attestarsi oggi (dati 2010) al 30,7 per cento.
Dal monitoraggio Isfol emerge anche come il ricorso a “conoscenze” abbia consentito di far trovare lavoro a quattro under 30 su dieci. Mentre la “spintarella” è utilizzata solo da un laureto su dieci.