In Cina mangiare costa sempre di più: i prezzi dei prodotti alimentari continuano a crescere e da ottobre per la terza volta la Banca del Popolo ha alzato i tassi d’interesse per cercare di controllare la situazione economica.
C’è la paura in occidente che la cosa precipiti e che la febbre dei prezzi possa arrivare anche in Occidente. Oltre a innalzare i tassi secondo quanto spiega Zhang Zhiming di Hsbc, Pechino potrebbe anche scegliere altre vie: il livello delle riserve obbligatorie, insieme ai limiti al credito, serve a garantire i migliori risultati.
Ma cosa succederà allora da noi? Secondo quanto spiega Riccardo Sorrentino “l’eccesso di liquidità delle politiche anti-crisi non può, nel lungo periodo, che aumentare i prezzi: prima degli asset, poi – forse, qui le opinioni tra economisti accademici e analisti di mercato sono spesso divergenti – delle materie prime, infine dei prodotti al consumo. Non mancano fattori di riequilibrio: la velocità degli scambi, rallentata, compensa l’aumento della quantità di moneta; e il sistema è dinamico. E dal momento che gli effetti della liquidità sui prezzi sono lenti, forse è possibile drenare rapidamente la base monetaria ed evitare traumi sulla crescita e sull’inflazione”.