ROMA – La “clausola di onorabilità”, che esclude dalle cariche di una società un amministratore anche solo indagato oppure condannato solo in primo grado, è stata bocciata per la seconda volta in pochi giorni. Come era già accaduto all’assemblea dell’Eni, quando la maggior parte dei fondi internazionali si schierò contro la proposta del Tesoro, socio di maggioranza, lo stesso risultato si è avuto durante l’assemblea che ha nominato il nuovo cda, sancendo così l’inizio dell’era di Mauro Moretti – l’ex numero uno delle Ferrovie dello Stato – alla guida del gruppo Finmeccanica.
Anche in questa occasione, la maggioranza degli investitori internazionali ha bocciato la richiesta del ministero del Tesoro, frutto di un’ansia di pulizia estrema e di un eccesso di demagogia, di inserire nello statuto della società la cosiddetta “clausola di onorabilità”. In sostanza, l’obbligo di non eleggere o di far decadere gli amministratori della società nel caso di condanne di primo grado o anche solo di rinvio a giudizio. Occorreva il voto favorevole del 75 per cento del capitale presente in assemblea, ha votato a favore il 66% e contro il 33,37 %, più una manciata di astenuti.
Le sorprese non sono finite qui: tra i soci ha fatto la sua comparsa la Caisse de depots, l’equivalente francese della Cassa Depositi Prestiti, con una quota dell’1,5 per cento. Come ha riferito Luca Pagni su Repubblica, “Dopo Eni e Finmeccanica, vedrete che settimana prossima sarà la volta di Enel”. Non piace ai fondi di investimento internazionali la clausola di onorabilità. Un eccesso di “giustizialismo”, come l’ha definito un operatore finanziario, che non convince gli investitori esteri.
E siccome nelle regole del capitalismo societario l’assemblea è sovrana, i fondi non hanno avuto timore di mettersi contro una regola per quanto proposta dal ministero del Tesoro. Socio di maggioranza, ma soltanto con il 30 per cento del capitale. Quanto accaduto in Finmeccanica rivela che gli investitori sono ancora più garantisti o vogliono evitare scossoni alle gestioni aziendali. E tutto fa pensare che lo stesso copione vada in replica la prossima settimana con l’assemblea di Enel.