ROMA – Ha portato in piazza tre milioni di persone nel 2002. Proprio il 23 marzo. E a distanza di dieci anni non ha cambiato idea. Per Sergio Cofferati, ex segretario della Cgil, l'articolo 18 era ed e' ''una norma di dignita' del lavoro'' e, come spiega in un'intervista all'Ansa, pensare di intervenire sul capitolo licenziamenti, anche solo con una 'manutenzione', significa portare di fatto alla sua ''oggettiva cancellazione''.
D: Nella trattativa per la riforma del lavoro si sta affrontando anche il nodo dell'articolo 18. Si parla di una sua 'manutenzione'.
R: ''Ma quale manutenzione? se sono vere le cose che i giornali attribuiscono al ministero del Lavoro quella e' la oggettiva cancellazione dell'articolo 18. La distinzione ipotizzata tra licenziamenti per motivi disciplinari ed economici non sta in piedi, perche' nessun imprenditore dira' mai di allontanare un lavoratore per motivi disciplinari, dira' sempre che e' un problema di costi o di organizzazione. Introdurre queste distinzioni significa soltanto vanificare il contenuto dell'articolo 18''.
D: In che direzione dovrebbe muoversi la riforma?
R: ''Quello che serve non e' solo mantenere una norma che garantisce dignita' al lavoro, ma anche ridurre drasticamente la frantumazione dei contratti oggi presenti nella nostra legislazione ed estendere gli ammortizzatori investendo risorse adeguate''.
D: Come valuta le ipotesi di riforma degli ammortizzatori?
R: ''Se l'ipotesi e' quella di ridurre la durata delle protezioni e il loro valore economico non puo' che essere particolarmente dannosa in quanto tale, e ancora di piu' in una fase di recessione, non solo perche' si toglierebbe efficacia alle protezione, ma anche perche' si avrebbero effetti depressivi sull'economia, visto che si ridurrebbe la gia' precaria capacita' di consumo di tante persone che non hanno il lavoro o che perdono quello che avevano''.
D: In sostanza, a suo parere, l'ipotesi di intervento sull'articolo 18 e' da bocciare, ma nemmeno quella sugli ammortizzatori funziona.
R: ''E' cosi'. E' auspicabile che nessuna di queste ipotesi sia presa in considerazione per un eventuale accordo''.
D: Se invece le proposte dovessero essere confermate, pensa che i sindacati non dovrebbero firmare l'accordo?
R: ''I sindacati faranno le loro considerazioni. Io dico quello che penso io. Ma se accordo ci sara', andra' sottoposto al giudizio di tutti i lavoratori italiani, ancora di piu' di quanto si dovrebbe fare normalmente con un contratto, perche' si interverrebbe non solo sulle loro condizioni materiali, ma anche sui loro diritti''.
