ROMA, 20 SET – L'innalzamento dell'Iva previsto dalla manovra del governo generera' una riduzione dei consumi delle famiglie che varia tra -0,3% e -0,5%. E' quanto stima l'ufficio studi della Confcommercio.
A pagare, attraverso l'aumento dell'inflazione, saranno dunque i consumatori. Inoltre, secondo la Confcommercio, il gettito previsto, pari a 4,2 miliardi, ''sara' inferiore, a causa degli effetti depressivi''.
In questo contesto, i consumatori devono 'lottare' con le spese obbligate (bollette, affitti,servizi bancari e assicurativi, carburanti) che negli ultimi quarant'anni, dal 1970 al 2010, sono quasi raddoppiate passando dal 23,3% sul totale dei consumi a poco meno del 40%.
Lo evidenza l'ufficio studi della Confcommercio, nell'indagine 'Liberare l'economia per tornare a crescere', secondo la quale, tra le spese fisse, le maggiori quote, in valore, sono destinate all'abitazione (57,4%) e ad assicurazioni e trasporti (25%).
Nello stesso periodo – precisa lo studio – la quota di consumi liberi delle famiglie, ossia quelli per beni e servizi commercializzabili, si e' ridotta passando nel complesso dal 76,7% al 61,2% con una forte contrazione per gli alimentari la cui quota si e' piu' che dimezzata (dal 36,1% del 1970 al 15,1% del 2010). Quanto alle dinamiche dei prezzi, i consumi obbligati hanno mostrato, nell'arco dei quarant'anni, un'inflazione mediamente superiore al 60% rispetto a quella delle spese libere.
Lo studio evidenzia, inoltre, che gli over 65 che vivono da soli destinano ai consumi di base, cioe' spese fisse piu' quelle per l'alimentazione domestica, oltre i tre quarti della spesa media mensile. Le coppie senza figli invece, spendono piu' di un terzo per i servizi (viaggi, pasti fuori casa, spettacoli, benessere personale).
Per le famiglie numerose con 3 o piu' figli, quasi i tre quarti delle spese libere se ne vanno per l'acquisto di beni, soprattutto alimentari. ''L'analisi del nostro ufficio studi – ha commentato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – ci indica qual e' la situazione reale del paese: bassa crescita, consumi stagnanti, redditi fermi al palo, tassazione alta, aumento delle spese obbligate. E ci dice che sono molti i settori con ampi margini per una maggiore apertura alla concorrenza''.