ROMA – Il 16 luglio potrebbe essere la data 'decisiva'. Se quel giorno la sentenza sul ricorso presentato dalla Fiom contro gli accordi di Pomigliano e Mirafiori venisse considerata illegittima il nodo verrebbe a sciogliersi da solo; se invece il tribunale dovesse dare ragione all'organizzazione guidata da Maurizio Landini, per il Lingotto ma anche per Cisl e Uil e le loro categorie (firmatarie di quelle intese), lo scenario potrebbe cambiare considerevolmente.
Al centro l'ipotesi di un mini-intervento legislativo capace di trovare la soluzione al tema della retroattività, e quindi comprendere gli accordi di Pomigliano e Mirafiori, dopo l'intesa raggiunta da Confindustria e dai sindacati confederali contratti e rappresentanza.
''Noi non faremo una norma di legge se non richiesta dalle parti sociali. Tocca alla parti sociali dirci eventualmente se dobbiamo fare qualcosa'', ha detto ieri il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
''Su una legge che dia maggiore efficacia all'Erga Omnes, non abbiamo una posizione di chiusura totale. Possiamo ragionare'', ha affermato il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dopo che l'a.d. di Fiat Sergio Marchionne aveva esplicitamente chiesto ''altri passi'' oltre all'accordo fra imprese e sindacati, pena l'uscita del Lingotto da viale dell'Astronomia.
La partita è complessa. Sul fronte Fiat si intende 'tutelare' gli accordi di Pomigliano e Mirafiori. Marchionne, in questo senso, appare assolutamente determinato, tanto da dare un timing per fine anno: o si trova una soluzione che vada oltre l'intesa unitaria del 28 giugno o è pronto a lasciare Confindustria. Senza voler disegnare scenari ancora più netti che portano alla mai risolta questione della 'testa' del gruppo.
Dal canto loro Cisl (Fim) e Uil (Uilm), che gli accordi di Pomigliano e Mirafiori li hanno firmati, oggi, dopo l'intesa unitaria con la Cgil, non intendono 'vanificarli'. E oltretutto le organizzazioni guidate da Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, sono sempre state contrarie al interventi legislativi in materia contrattuale, considerando come delle 'invasioni di campo'.
La Cgil invece, dando parere favorevole all'accordo interconfederale, oltre ad aver riaperto un percorso unitario interrotto da tempo, ha aperto una strada alla Fiom per uscire da un oggettivo isolamento.
Confindustria, da parte sua, firmando l'intesa con Cgil, Cisl e Uil, ha di fatto 'accantonato' il nodo-Fiat, raggiungendo però un accordo che la stessa Marcegaglia ha definito ''storico''.
La palla, insomma, è stata mandata nel campo del Governo. Che con il ministro Sacconi (anche lui tendenzialmente contrario a leggi che normino la materia contrattuale) si mostra aperto a discutere un possibile intervento, a patto pero' che venga esplicitamente chiesto dalle parti.
Il primo passaggio, come detto, sarà la sentenza sul ricorso Fiom. Che potrebbe anche decidere per una terza via, magari un po' salomonica: dire ok agli accordi siglati a Pomigliano e Mirafiori, ma sostenere anche che un'organizzazione così rappresentativa come la Fiom non può essere esclusa dalla rappresentanza sindacale.
