Crack Ila: arrestati i vertici dell’azienda del Sulcis

CAGLIARI – Truffa ai danni dello Stato e false fatturazioni. Con queste imputazioni sono stati arrestati oggi i vertici della Ila, l’azienda del Sulcis specializzata nella lavorazione dell’alluminio, figlia di una travagliata privatizzazione che l’ha portata al fallimento nel novembre 2009, mettendo in mobilita’ o cassintegrazione i circa 190 dipendenti. E’ stata la Guardia di finanza di Cagliari e Milano, con una ventina di uomini del nucleo di polizia tributaria, a dare esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare – 180 pagine di motivazioni – firmate dal Gip del Tribunale del capoluogo sardo, Alessandro Castello, su richiesta del pubblico ministero Giangiacomo Pilia. Sequestrate anche ville, auto e conti correnti per un valore di circa sei milioni di euro. In manette sono finiti all’alba, Andrea Binetti, 57 anni, di Savona, e Robert Carboni, 64 anni, di Cagliari, subito trasferiti in carcere, mentre Stefania Gambacorta, 55 anni, di Carbonia, e’ agli arresti domiciliari.

L’indagine delle Fiamme Gialle sulla fabbrica di Portoscuso era scattata col sequestro di documenti nella sede della societa’, ma anche negli uffici della Provincia di Carbonia-Iglesias che aveva il compito di gestire i fondi legati ai contratti d’area. Il lavoro dei finanzieri, coordinati dal Pm Pilia, ha riguardato un contributo pubblico di 22 milioni di euro, concesso per avviare una nuova produzione di laminati di alluminio nella zona industriale di Portovesme. Ma l’attivita’ si era poi interrotta con la successiva cassaintegrazione per i dipendenti. L’ordinanza del Gip di Cagliari, riferendosi al comportamento dei vertici dell’Ila, parla di ”condotta assolutamente amorale, predatoria, priva di qualsiasi dignita’ imprenditoriale che ha drogato l’economia di un’area gia’ depressa”.

Oltre alle tre persone colpite da ordinanza di custodia cautelare, altre sei risultano indagate e hanno ricevuto un avviso di garanzia. Le accuse vanno dalla bancarotta fraudolenta, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione e utilizzo di fatture false, falso in bilancio

. L’ordine del Gip ha riguardato anche il sequestro conservativo di alcune ville e conti correnti, ma anche appartamenti, autovetture e altri beni, per circa 6 milioni di euro. La Procura di Cagliari ritiene che la Ila, attraverso alcune ingegnose manovre di bilancio, sia stata mantenuta artificialmente in vita al solo scopo di drenare sistematicamente finanziamenti pubblici. I finanzieri ritengono di aver ricostruito un vorticoso giro di fatture false architettato per far circolare – e sparire – il denaro all’interno della galassia delle numerose societa’ riconducibili, anche attraverso prestanome, a Rober Carboni, che avrebbe consentito l’illecito arricchimento degli altri indagati. La svolta nelle indagini si e’ avuta solo recentemente quando l’operazione della Gdf di Cagliari, denominata Evil Steel’, su patrimoni e beni in uso agli indagati, avrebbe svelato il funzionamento dell’intero sistema di frode e ha permesso di recuperare l’ingente ammontare di contributi pubblici inutilmente erogati ad un impianto produttivo considerato di elevato valore sociale, in termini occupazionali, perche’ ubicato in un’area notoriamente depressa come quella del Sulcis-Iglesiente.

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