Crisi: 40 anni fa addio dollaro-oro, primo choc sistema

ROMA, 14 AGO – Ferragosto 1971: il mondo vive un momento di crisi politica ed economica e il presidente Nixon, annuncia la fine della convertibilita' del dollaro in oro (35 biglietti verdi per oncia). L'inflazione e la debolezza dell'economia americana impongono di porre termine al sistema di Bretton Woods. E' la fine del dopoguerra. Quarant'anni dopo la moneta Usa e' ancora regina dei mercati valutari, ma e' sempre piu' minacciata dalla forze delle economie emergenti. La sua diretta 'concorrente', l'euro, e' sotto attacco della speculazione anche a causa della debolezza nel coordinamento delle politiche europee a meno di dieci anni dalla nascita. Petrolio e oro si misurano ancora in dollari, ma certo in quattro decadi il fulcro dell'economia sembra sempre piu' spostarsi inesorabilmente in Asia.

Gli anni Settanta, dopo la decisione della Casa Bianca, si presentano cosi' ai mercati internazionali con un primo terremoto finanziario, al quale ne sarebbero seguiti molti altri in questi 40 anni: dagli choc petroliferi del '73 e del '79, alla crisi dello Sme nel '92, per finire alla crisi infinita generata dai mutui subprime, quindi dal fallimento di Lehman Brothers, poi da una lunga recessione e ora dalla crisi dei debiti sovrani che ha portato per la prima volta S&P a togliere, poco piu' di una settimana fa, la tripla A al rating degli Stati Uniti, un colpo al cuore del sistema.

La prima conseguenza diretta della non convertibilita' del dollaro porta alla fine del sistema dei cambi fissi deciso alla fine della Seconda Guerra Mondiale sull'impronta lasciata da Keynes. La volonta' degli Alleati nel dopoguerra, con l'istituzione di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, e' quello di prevenire e affrontare le crisi globali con strumenti in grado di evitare gli incubi della recessione come era avvenuto dopo il crollo di Wall Street nel '29. Proprio quello che si sta cercando di fare ora con l'impegno del Fmi accanto alle istituzioni europee per arginare le conseguenze di un default della Grecia e della crisi che ha investito Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia. L'annuncio di Nixon da' percio' solo una prima spallata all'infallibilita' di questo sistema, le crisi finanziarie degli anni Novanta mettono direttamente in discussione il sistema, la tempesta in corso da quattro anni sui mercati ha fatto il resto rischiando di mettere fine all'intero impianto 'occidentale' del sistema, almeno nella sua forma attuale. Gia' in passato, infatti, il declino di un'altra moneta 'aurea', convertibile per eccellenza, la sterlina, ha fatto spazio a nuove forme e nuovi centri di organizzazione dei mercati e delle valute.

Un intero impianto di organizzazione internazionale e' messo a dura prova e le indicazioni dei prossimi giorni su cambi e borsa diranno se e' in grado di sopravvivere anche allo tsunami iniziato nel 2007.

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Lorenzo Briotti