NEW YORK, 13 GEN – Il rallentamento del mercato immobiliare nel 2006 ha preoccupato la Fed ma nessuno dei governatori ha considerato la possibilita' che questo potesse causare una crisi finanziaria. Anzi i membri della banca centrale americana ritenevano che un rallentamento dell'immobiliare avrebbe potuto causare un calo dei consumi e dgeli investimenti, che sarebbe stato pero' controbilanciato da altri punti di forza dell'economia.
E' quanto emerge dalle trascrizioni delle riunioni della banca centrale americana per il 2006, quando i prezzi delle case hanno iniziato a calare. I documenti pubblicati – riporta il Financial Times – mostrano il fallimento della Fed nell'identificare i pericoli dei mutui subprime per il sistema finanziario. ''Ritengo che sia improbabile che assisteremo a un deragliamento della crescita a causa del mercato immoniliare'' aveva detto – si legge nelle trascrizioni – il presidente della Fed, Ben Bernanke nel marzo del 2006. Bernanke e' arrivato alla guida della Fed nel febbraio 2006, al posto di Alan Greenspan, da molti considerato il responsabile della bolla immobiliare.
Nell'ultima riunione con Greenspan alla guida, Timothy Geithner, allora presidente della Fed di New York, aveva detto rivolgendosi a Greenspan stesso: ''Ritengo che le possibilita' che in futuro penseremo di te meglio di quanto pensiamo ora sono piu' alte che il contrario''. Geithner, nella prima riunione dell'era Bernanke, aveva anche aggiunto: ''I prezzi delle azioni e gli sprea suggeriscono che c'e' fiducia nelle prospettive di crescita. le condizioni del sistema finanziario sembrano sostenere l'espansione''.