Crisi, Israele resiste bene, ma il carovita cresce e i cittadini si ribellano

TEL AVIV, 14 LUG – Carovita e contraccolpi sociali sono ormai la faccia emergente della medaglia di una situazione pur positiva, dal punto di vista dei dati macro, come quella dell'economia israeliana: rimasta sostanzialmente immune, come poche altre, di fronte alla crisi degli ultimi anni. Ma i cittadini non ci stanno e paiono intenzionati a dar corso a quella che taluno gia' definisce una rivoluzione del consumo.

I ritmi sostenuti della crescita economica d'Israele (intorno al 4-5% negli ultimi due anni) e il tasso di disoccupazione piu' basso di sempre (5%) vanno di pari passo con un pesante aumento dei prezzi.

Benzina, affitti, educazione superiore, automobili, cellulari, cibo: in tutti questi settori gli israeliani spendono ben piu' della media europea e Usa. Una sosta dal distributore di benzina costa il doppio che a un americano e circa il 30% in piu' rispetto alla media europea.

Non va meglio nel settore della telefonia mobile. I pacchetti proposti dai gestori israeliani sono i terzi al mondo per peso delle tariffe e il costo di un minuto di conversazione figura nella top ten dei piu' cari.

Alla lista si potrebbe presto aggiungere un'altra voce: la bolletta dell'elettricita'. La Israel Electric Corporation – maggiore fornitore nazionale – ha fatto sapere che potrebbe aumentare a breve le tariffe del 20%. Mentre il salario medio resta comunque inferiore rispetto alla maggioranza dei Paesi occidentali.

Ma i consumatori, al pari d'alcune categorie di lavoratori salariati, si stanno ribellando: di recente hanno dimostrato una coscienza collettiva finora inedita, fra proteste e ricorsi. In Israele – ha commentato ieri il ministro delle Comunicazioni, Moshe' Khalon – e' in atto una rivoluzione del consumo.

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Emiliano Condò