BRUXELLES, 24 LUG – Per l'accordo Ue sulla Grecia e la messa in sicurezza dell'Eurozona arriva la vera prova del fuoco. Venerdi' scorso, subito dopo il varo dell'intesa, l'accoglienza dei mercati e' stata cauta. Domani, passato il tempo necessario per metabolizzare i contenuti di un piano da circa 160 miliardi molto complesso e dalle cifre ancora ballerine, si potra' valutare meglio il suo reale impatto sui comportamenti degli operatori finanziari.
Non e' pero' solo il salvataggio di Grecia ed euro ad alimentare l'attesa. I riflettori dei mercati sono puntati anche sull'altra sponda dell'Atlantico, dove il braccio di ferro in corso sul livello del debito Usa fa temere a Wall Street un declassamento del rating sui bond americani dalle conseguenze preoccupanti. A Bruxelles c'e' gia' chi mette le mani avanti. ''Nonostante l'eccellente risultato raggiunto dal vertice straordinario dell'Eurozona – e' il commento di alti funzionari dell'esecutivo europeo – nuove turbolenze e un allargamento della forbice, cioe' lo spead, tra i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi gia' finiti nel mirino della speculazione e i bund tedeschi non sarebbero una sorpresa''.
La strada da percorrere prima di poter essere sicuri dello scampato pericolo e' infatti lunga e le incognite non mancano. L'Fmi deve pronunciarsi sulla sua partecipazione alla nuova iniezione di aiuti, per circa 109 miliardi, decisa in favore di Atene. E le cruciali modalita' di potenziamento del ruolo e delle funzioni del fondo salva-Stati (Efsf) devono essere chiarite.
Ma il principale punto interrogativo resta quello degli effetti che il default selettivo (e si spera controllato) a cui la Grecia pare essere condannata avra' sull'intera Eurozona. Una situazione inedita legata al coinvolgimento 'volontario' delle banche nel nuovo salvataggio di Atene – strenuamente voluto dalla Germania e da molti ritenuto un errore inevitabile da non ripetere mai piu' – che costera' agli istituti di credito europei, secondo le prime stime, circa 37 miliardi di euro.
Intanto si pensa gia' al dopo e l'ipotesi di arrivare presto all'istituzione di un Mister Euro, nell'ottica di una indispensabile gestione piu' federalista dell'economia Ue, prende sempre piu' quota. Ai piani alti delle istituzioni europee si ammette che e' stato l'attacco speculativo contro l'Italia a convincere anche i partner piu' riluttanti a intervenire.
Ma le decisioni prese giovedi' scorso sono solo un primo passo. L'Eurozona – secondo un'idea che comincia a raccogliere sempre piu' consensi dopo le esperienze degli ultimi giorni – deve dotarsi di una struttura stabile per la gestione delle crisi e istituzionalizzare il vertice dei leader dei Paesi che ne fanno parte. Arrivando a indicare un presidente permanente, sul modello di quanto gia' fatto per il Consiglio europeo.
In parallelo, come indicato nelle conclusioni del vertice di giovedi' scorso, bisognera' serrare i ranghi della disciplina fiscale approvando al piu' presto, dopo la pausa estiva, le nuove regole per la vigilanza macroeconomica sui Paesi partner. E facendo in modo che in futuro l'Unione riduca l'impatto delle agenzie di rating sulle sue decisioni operative.