ROMA – Il rialzo del tasso di riferimento all' 1,5%, deciso dalla Banca Centrale Europea per tenere sotto controllo l'aumento dei prezzi al consumo, che nell'eurozona viaggia al 2,7%, comportera' per le imprese italiane un costo aggiuntivo di 2,45 miliardi di euro. Lo rivela la Cgia di Mestre analizzando la situazione debitoria delle imprese italiane (+6,1% nell'ultimo anno). Ad oggi l'indebitamento delle imprese italiane ha superato i 980 miliardi di euro. A livello di singola impresa, secondo la Cgia, questo aumento del costo del denaro causera' una spesa media annua aggiuntiva di 464 euro.
''La decisione della Bce di aumentare il tasso di interesse – afferma il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – determinera' un incremento del costo del denaro a livello locale superiore allo 0,25%. Possiamo dire con certezza che il costo aggiuntivo di 2,4 mld di euro e' sottostimato. Inoltre – prosegue – non e' nemmeno da escludere che questa operazione penalizzera' in maniera piu' pesante le piccole imprese delle grandi. Infatti, per un piccolo imprenditore il potere contrattuale nei confronti del sistema bancario e' spesso molto modesto. Cosa diversa e' quando a trattare con una banca e' una grande impresa: questa puo' contare su un peso politico molto diverso da quello esercitabile da un artigiano o da un piccolo commerciante''.
A livello regionale, invece, saranno le imprese di Lombardia, Trentino Alto Adige e Emilia Romagna a pagare il conto piu' salato. Per i primi, a fronte di un indebitamento complessivo di 269,4 mld, ciascuna impresa subira' un aumento medio dei costi di 818 euro annui. Per i secondi, i rialzi di spesa saranno altrettanto importanti. Per le aziende del Trentino Alto Adige (debito complessivo a 28,8 mld), la crescita media annuo dei costi per impresa sara' di 706 euro; 631 l'aumento di spesa pro-azienda per gli emiliano-romagnoli (con una esposizione bancaria di 108,2 mld).
''Infine – conclude Bortolussi – l'aumento dei debiti registrati nell'ultimo anno (30 aprile 2011-30 aprile 2010) e' stato molto forte soprattutto nelle Regioni del Sud. A fronte di un dato medio nazionale del +6,1%, in Calabria e' stato del +8,1%, in Basilicata del +8,2% e in Campania del +8,3%. Le punte massime si sono avute in Puglia (+9%) e in Sicilia (+9,9%)''.