ROMA – ''Questa crisi era prevedibile, riguarda tutto il mondo occidentale, e finira' solo quando cambieremo il nostro paradigma economico. Dobbiamo passare dal modello della Seconda Rivoluzione industriale a quello della Terza, per smettere di vivere consumando le ricchezze del passato, e tornare a produrre liberando la nostra creativita'''. A dirlo, in un'intervista alla Stampa, l'economista americano Jeremy Rifkin, secondo cui la cosa piu' importante e' ''cambiare le nostre abitudini energetiche, voltando finalmente le spalle alla dipendenza dal petrolio''.
Negli Stati Uniti ''dalla fine degli anni '70 non viviamo grazie alla ricchezza che produciamo, ma bruciamo i risparmi'', afferma Rifkin. ''Dopo i cittadini, anche i governi hanno puntato decisamente sul debito per finanziare la loro attivita'. Nel frattempo il costo delle materie prime, a partire dal petrolio, e' aumentato in continuazione, per la nostra domanda e per quella sempre crescente dei Paesi emergenti''.
''Se questo non bastava gia' a complicare la situazione – prosegue Rifkin – abbiamo interpretato la globalizzazione come una nuova opportunita' di consumo, invece che di produzione: per noi occidentali diventare global ha significato poter comprare beni a basso costo dai paesi emergenti''.
In questo modo, spiega l'economista, ''si e' creato un circolo vizioso che non ci consentira' mai di uscire dalla crisi'', perche' ''ogni volta che c'e' una recessione pompiamo un po' di soldi sul mercato e diciamo che vogliamo fare tagli alle spese. Ma la ripresa si alimenta spendendo, i Paesi emergenti ne approfittano aumentando la loro produzione, e questo fa salire i costi delle materie prime come il petrolio. Di conseguenza tutti i prezzi aumentano, compresi quelli del cibo, e quindi ci ritroviamo in breve in una nuova situazione insostenibile, tornando a fare affidamento sul debito per soddisfare le nostre esigenze''.
