ROMA, 21 LUG – La speculazione finanziaria non molla: prima ha innescato la crisi in Occidente, poi le rivolte nei paesi piu' poveri e ora torna alla carica sfondando il livello registrato prima della crisi stessa. Parola del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che ha partecipato oggi ad un dibattito sulle recenti rivolte in nord Africa dal titolo 'Primavera araba o inverno Mediterraneo' organizzato dalla 'Congregazione figlio dell'Immacolata Concezione'.
Il ministro che, come da tradizione, non risponde alle domande dei giornalisti, neanche sulla 'promozione' della manovra arrivata da Bruxelles, appare sereno. E ne ha ben donde visto l'andamento odierno dei mercati.
Attacca il suo intervento spiegando che sara' ''rapsodico e aneddotico'' e si affida subito alla Bibbia, anche se l'immagine – spiega – gli e' stata appena soffiata dal precedente oratore: ''si aprono le acque – dice – e si muovono le persone come non era da tempo''.
Poi un'immagine storica: ''Quando a Luigi XVI fu annunciata la presa della Bastiglia lui continuo' a pensare che si trattasse di una rivolta, non di una rivoluzione. E forse anche per questo gli tagliarono la testa''.
Il ministro divide il suo intervento in vari punti; innanzitutto la ''dimensione geopolitica: e' un arco che va dall'Atlantico verso l'Asia e arriva in aree strategiche per il mondo. La storia si e' rimessa in movimento''.
Poi parla della ''rottura di equilibri'' e parte con la stoccata all'Europa che ora pratica ''una politica dell'impotenza'', e' ''missing non in action''. Inoltre ''la caduta della visione comune dell'Europa corrisponde al localismo e all'egoismo''.
Arriva dunque alla speculazione. Tremonti ritiene che dietro alle rivolte ci sia ''un mix di componenti. Il fattore di innesco e' la speculazione sulle commodities, sul cibo e sul petrolio che ha determinato uno squilibrio sociale''. Tremonti ricorda come gia' nel 2008 l'Italia avesse chiesto al Fondo monetario internazionale uno studio proprio sulla speculazione: ''la speculazione non esiste – aveva risposto il Fondo monetario – si trattava solo di fenomeni di mercato''. Invece secondo il ministro ''la speculazione non resta confinata alla finanza ma esplode nella vita dei popoli e ha un ruolo fondamentale nell'innesco della protesta''.
Piu' in generale ''la finanza non e' piu' al servizio dell'economia reale ma e' diventata fine a se stessa. Una volta gli Stati battevano la propria moneta, ora e' la finanza che batte a sua volta la sua moneta''.
Sugli effetti che questa situazione puo' determinare Tremonti ricorda come gia' alcuni governi europei siano controllati ''dall'estremo dell'estrema destra''. E comunque esportare la democrazia non e' impresa semplice: ''e' una cosa molto complicata e non si esporta come McDonald's''.
Tremonti rilancia poi l'idea di una piccola tassa a favore dei Paesi poveri: ''un pezzetto di Iva viene rinunciato dal governo e destinato direttamente dal consumatore all'Africa o ai Paesi piu' poveri del mondo. Questa idea continua a circolare pur incontrando l'egoismo di chi dice 'l'iva e' mia e me la gestisco io''.
Infine un accostamento con la situazione italiana: ''noi parliamo di caro-vita, in Africa e' questione 'pur di vita'''.
