ROMA – Gli Stati Uniti sono nel mirino delle agenzie di rating: dopo Moody’s ora anche Standard & Poor’s ha messo sotto osservazione con implicazioni negative il Paese, il cui rating potrebbe essere tagliato nei prossimi tre mesi nel caso in cui non ci sia l’accordo sul debito.
Il presidente Barack Obama, nella seconda conferenza stampa in una settimana, ha detto: “E’ necessario condividere i sacrifici. Non è seria” un’intesa per ridurre il deficit e il debito che preveda ancora sconti fiscali per i più ricchi “e non chieda nulla a chi ha di più”. Obama, che ha dichiarato che “gli Stati Uniti non sono nella situazione della Grecia o del Portogallo”, si è detto pronto a un’intesa sull’innalzamento del tetto del debito se i leader repubblicani al Congresso gli presenteranno un piano “entro le prossime 24 o 36 ore” perché “il tempo sta scadendo”. “Se mi fanno vedere un piano serio per la riduzione del deficit e del debito, sono pronto a muovermi, anche se saranno necessarie decisioni difficili”, ha detto il presidente. Ieri il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, aveva detto che c’era un accordo di massima su tagli alla spesa per 1.500 miliardi di dollari.
Il presidente degli Stati Uniti ha anche detto che non è possibile andare molto oltre quella cifra senza imporre in qualche modo nuove tasse: “Non appoggerò 2.400 miliardi di tagli senza gettito fiscale aggiuntivo”, ha detto riferendosi all’ammontare ipotizzato come possibile innalzamento del tetto del debito pubblico.
Il leader ha però precisato che nessuna nuova imposta peserà sui redditi degli americani medi, ai quali anzi vorrebbe estendere i tagli ai prelievi diretti sui salari, “che sarebbero un bene per l’economia”. “Sto ancora premendo per un accordo ad ampio raggio”, ha detto Obama, precisando che il clima dei negoziati non è teso come dipinto dai media: “Alla gente non interessa il reality show su chi ha detto cosa a chi, interessa un accordo”.
Accordo che “manderebbe ai mercati e agli americani il segnale che facciamo sul serio” e per il quale “sono disposto a portare la spesa pubblica interna alla percentuale più bassa rispetto all’intera economia dal tempo di Eisenhower”, quindi dagli anni Cinquanta. In mancanza dell’intesa ad ampio raggio che Obama vorrebbe, sarebbe possibile per la Casa Bianca accettare il piano di Mitch McConnell. Il capogruppo repubblicano al Senato aveva proposto di alzare il tetto del debito pubblico di 2.500 miliardi in tre tranche successive di qui alla fine del 2012, senza trovare accordi sulla riduzione del deficit di bilancio. Un piano che per Obama, pur non ottimale, “ha il merito di evitare la fine del mondo”.
Per il presidente un default sul debito pubblico equivarrebbe ad un aumento delle tasse per tutti gli americani: “Se non paghiamo i nostri debiti avremo molte conseguenze avverse per tutti. Potremmo finire con tassi d’interesse più alti per tutti, che è nei fatti come un aumento delle tasse. Tutti vogliono evitare il default”, ha assicurato.
Per il segretario al Tesoro, Timothy Geithner , la decisione di Standard & Poor’s di mettere sotto osservazione il rating mostra che il Congresso deve agire rapidamente per alzare il tetto del debito, evidenzia il Tesoro. “Non c’è modo di concedere al Congresso più tempo per il piano” di riduzione del deficit e del debito, “è il momento di muoversi. Gli Usa rispetteranno i propri impegni e prenderanno le misure per evitare il default”.
Il presidente della Fed, Ben Bernanke, sottolinea che il default va evitato, distruggerebbe la fiducia e causerebbe il caos. “La Fed non può compensare l’impatto di un default sull’economia” spiega Bernanke. Un default sarebbe una “catastrofe” ammonisce l’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon.