Dalio, “l’uomo dei soldi” ha detto: Italia ultima. Nel “lavorare duro”

MILANO – La verità è che non lavori abbastanza, Italia, per questo sei in fondo alla classifica per competitività. Produci poco in termini di ore lavorate, di forza lavoro attiva rispetto al totale della popolazione, perché in pensione gli italiani vanno ancora presto anche dopo la riforma Fornero e quando lavorano accumulano vacanze e permessi. Insomma, il problema della mancata crescita italiana va cercato più nelle caratteristiche culturali del Paese,  Paese che “ama godersela più di quanto non ami porsi obiettivi”.

Più in questa cultura che non nelle fredde tabelle del rapporto debito/Pil. E chi ci fa questa predica, questa moralistica predica? Un frate nostalgico e rimasto allo “ora et labora”? Un comunista attardato nei tempi e nel mito rimpianto di Stakanov? No la predica, se predica è, ce la fa un “uomo dei soldi”. E cioè il finanziere italo americano Ray Dalio, gestore dell’hedge fund Bridgwater che ha guadagnato più denaro della storia, più di quanto abbia fatto George Soros, nonché l’uomo che ha guadagnato 35 miliardi per sé e per i suoi clienti.

Uno di cui l’ex capo della Banca centrale americana Paul Volcker dice: “Produce più statistiche e analisi lui della Federal Reserve”. La sua passione per i numeri gli ha permesso di elaborare una classifica della competitività Paese per Paese che va oltre il semplice rapporto debito/Pil e che tiene in considerazione anche fattori “culturali” che fanno la differenza per la crescita di un Paese. Quindi il guaio è che non ci fa la predica, ci fa i conti in tasca e c’è solo da sperare che Ray Dalio li faccia sbagliati.

Contando contando dove conviene mettere i soldi e dove no,  l’hedge fund di Dalio, che si chiama Bridgewater, ha piazzato il nostro Paese in fondo alla graduatoria della competitività. La previsione è che nei prossimi 10 anni l’Italia perderà un punto di Pil l’anno, scenario infausto perché in questa situazione nessun Paese occidentale sarebbe in grado di finanziare il proprio debito.

E qual è il fattore che spinge in fondo alla classifica l’Italia? Non solo il nostro debito, ma anche quello che Dalio chiama “Lavorare duro“, ovvero un calderone in cui rientrano parametri come: media delle ore lavorate; forza lavoro attiva rispetto al totale della popolazione; effettiva età della pensione; reale quantità di giorni all’anno in cui i lavoratori sono in vacanza o comunque assenti per altri permessi. Caratteristiche dell’approccio italiano al lavoro, secondo Dalio, ovvero fattori culturali difficilmente destinati a cambiare. Il più evidente dei quali sarebbe, testuale, la capacità di “godersela invece di raggiungere obiettivi”.

Eccoli, ancora più nel dettaglio, i fattori che, una volta valutati, hanno ancorato l’Italia all’ultimo posto: la convinzione che il “lavoro duro porta al successo”, che la “concorrenza sia dannosa o meno”, il senso di “responsabilità che si instilla nei bambini”. E proprio valutando i comportamenti della popolazione in base a questi principi Dalio ha emesso la sua dura sentenza. Certo, poi contano anche la rigidità delle regole sul lavoro, l’invadenza del settore pubblico, lo scarso spirito commerciale, la mancanza di innovazione. A ricordare che non sono solo gli handicap culturali a fare da zavorra ma anche fattori economici più ortodossi.

E soprattutto quella scelta di “godersela più che raggiungere obiettivi” sarebbe secondo Dalio la vera palla al piede italiana. Quella che ci mette in fondo alla classifica della competitività, dopo la Grecia penultima, la Spagna, la Francia, la Germania, l’Austrlia, gli Usa, Giappone, Canada, Brasile, Gran Bretagna, Russia e via a risalire fino a Singapore, Cina e India. Classifica della voglia e capacità di lavorare e organizzazione e metodo nel lavorare. Questo “l’uomo dei soldi” legge o crede di leggere nelle viscere della nostra società ed economia. Che dire? Crepi l’aruspice, qualcuno ce la mandi buona e sai che risate se qualcuno ponesse in campagna elettorale il tema dell’Italia ultima nel “lavorar duro”.

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Elisa D'Alto