ROMA – Ufficialmente pubblicato il Documento di economia e finanza (Def) da parte del Tesoro: il testo approvato nella serata di venerdì 10 aprile dal Consiglio dei Ministri che contiene le linee guida sulla politica economica del governo.
L’obiettivo del programma di revisione della spesa pubblica e di riduzione delle tax expenditures (detrazioni fiscali) è quello di “recuperare efficienza nell’azione della Pubblica Amministrazione e di riallocare e contenere la spesa pubblica secondo una visione organica”. Al di là delle misure già annunciate con il decreto sul bonus Irpef e la scorsa Stabilità, “si aggiunge il piano di tagli di spesa e di riduzioni di agevolazioni fiscali è in corso di approvazione da parte del Governo.
Nella parte programmatica, come riporta Repubblica, si elencano le aree di intervento:
Privatizzazioni. Il governo ricorda di aver già emanato i decreti per vendere il 40% delle Poste e il 49% dell’Enav. Le maggiori novità, in prospettiva, riguardano la cessione di STMicroelectronics (semiconduttori e chip): essendo compartecipata dall’azionista pubblico francese, dovrà essere ceduta a un soggetto pubblico. E il Def mette nero su bianco quanto si vociferava: “Tale soggetto è stato individuato nel Fondo Strategico Italiano (Società del Gruppo Cdp) o sue controllate”. Avanti poi anche con le Ferrovie dello Stato: le privatizzazioni annunciate “porteranno 0,4 punti percentuali di Pil nel 2015, 0,5 nel 2016 e 2017 e 0,3 nel 2018”.
Conto economico, meno spese per interessi. Le previsioni tendenziale pubblicate nelle tabelle della seconda sezione danno alcune idee di massima delle dinamiche di spesa. Ad esempio, si vede il combinato disposto dell’azione del Quantitative easing della Bce e del miglioramento del clima di mercato sull’esborso per interessi: le uscite a servizio del debito sono viste in calo dai 75,1 miliardi del 2014 ai 69,3 miliardi del 2015, per poi risalire leggermente l’anno prossimo a 71,2 e quindi riprendere un cammino discendente. Nel 2019, la quota sul Pil è vista al 3,7%: un punto percentuale in meno dello scorso anno.
La clausola delle riforme. Una delle leve che il governo vuole sfruttare in sede europea, per avere maggior flessibilità, è la clausola delle riforme. In pratica, si tratta di chiedere a Bruxelles più tempo per aggiustare i conti, ma perché nel frattempo il Paese è impegnato in riforme che nel medio-lungo termine porteranno benefici economici e quindi bilanci più in equilibrio. Ecco allora che il Def dettaglia quanto ci si aspetta di avere, in termini di impatto sul Pil, dalle riforme strutturali: “Rispetto ad uno scenario ‘base’ di assenza di riforme risulta pari all’1,8 per cento nel 2020, al 3,0 per cento nel 2025 e al 7,2 per cento nel lungo periodo”, dice il Documento. Si entra poi nello specifico, cioè si fa riferimento alle sole riforme che sono ritenute utili al fine di attivare la clausola di flessibilità europea. In soldoni, quanto spazio Bruxelles potrebbe ammettere evitando di stringere ulteriormente i cordoni per abbassare il deficit strutturale: rispetto allo scenario base si parla di 0,4 punti percentuali di Pil nel 2016, che salgono a 1,8 nel 2020 e via via come in precedenza. Quindi, se i conti torneranno anche alla Commissione Ue, ci saranno gli oltre 6 miliardi di spazi da prendere che insieme ai 10 miliardi di spending review sterilizzerebbero le clausole di salvaguardia, evitando gli aumenti di Iva e accise per il prossimo anno.