ROMA – Potrebbe succedere così. Si va al bancomat, si infila la tesserina e non succede nulla. Subito dopo si entra in un negozio e si cerca di pagare con la carta. E a quel punto, quando il negoziante dice no e spiega perché, si capisce. Se l’Italia andasse in default i cambiamenti sarebbero molteplici per tutti.
Lo scenario, a parte gli allarmi infondati sul web, al momento è remoto. Ma cosa succederebbe? Una spiegazione articolata viene dal quotidiano La Repubblica dove Maurizio Ricci ipotizza tre possibili tipologie di default: uno soft, uno hard e uno “col botto”.
Nel caso soft, quello stile Grecia della bancarotta “dolce o pilotata” si verifica una sorta di concordato fallimentare. I nostri creditori accettano (e quindi ci rimettono) un taglio del 30% sui bond. Nell’immediato il debito ovviamente cala. Restano però alti i tassi di interesse: abbiamo già fatto crac una volta, perché gli investitori dovrebbero fidarsi? A rimetterci sarebbero però anche tante famiglie, quei risparmiatori che hanno parte del debito (il 12% del totale) e quelli che hanno ascoltato l’appello di Melani e hanno comprato Btp. Ci rimetterebbero circa 150 miliardi anche le banche: significa bisogno di aiuto, aumenti di capitale e credito a chi ne fa richiesta con il contagocce. Insomma il credit crunch di cui su Blitz, hanno già scritto Antonio Sansonetti e Paolo Forcellini.
In caso di default, però quello soft è lo scenario migliore. C’è infatti anche la bancarotta hard, quella che Ricci definisce di modello Argentina. Azzeriamo i 2000 miliardi di debito e dato che siamo quasi in pareggio lo Stato va più o meno avanti. Ci sono però un paio di “dettagli” in più: la fuga dei capitali all’estero diventerebbe inarrestabile, i nostri futuri Btp carta straccia e il credit crunch un fatto evidente. Senza considerare la ricaduta per le nostre aziende che non avrebbero nessuna difficoltà di finanziarsi all’estero.
Infine il default col botto, quello più drammatico. Oltre a quanto scritto fino ad ora bisogna aggiungere l’assalto alle banche per spostare i soldi all’estero, l’uscita dall’Euro (con tanto di riscrittura di tutti i trattati europei), l’inflazione che aggredirebbe da subito la lira. I debiti con l’estero, però, resterebbero in Euro. Con la Lira che finirebbe per valere molto di meno.
