ROMA – ''Pensieri amari'', inevitabili davanti ''al caso JP Morgan e al suo 'buco' di due miliardi di dollari'', ''e' come se qualcuno dopo aver rimesso indietro le lancette ci facesse piombare in un deja-vu da incubo''. Lo scrive Carlo Azeglio Ciampi in un intervento pubblicato oggi sul Sole 24 Ore.
Il presidente emerito analizza la questione dei derivati, ''al centro di tutto'', ma ricordando che questi strumenti finanziari ''possono svolgere ruoli di segno opposto a seconda dell'uso che gli uomini scelgono di farne''.
Ciampi ricorda la fine degli anni '80, il periodo in cui ''i cosiddetti derivati non rappresentavano un problema per il sistema bancario e finanziario internazionale'', anzi erano ''un completamento dei mercati finanziari''.
Fu nel decennio successivo, prosegue, che venne avviato ''un esame sistematico per acquisire informazioni sulle dinamiche di crescita degli strumenti derivati e sulle loro modalita' di transazione'', fino alle linee guida del Comitato di Basilea e alla preoccupazione di Banche centrali e Autorita' di vigilanza a fine anni '90 per la crescita esponenziale dei derivati.
Un excursus per ricordare che ''dopo la crisi finanziaria innescata dai mutui 'subprime' e gli scandali relativi a operazioni truffaldine effettuate nel comparto dei derivati da singoli soggetti o da banche, non ha avuto un esito positivo la richiesta di misure di tipo normativo e operativo, invocate per ridurne drasticamente e renderne piu' trasparente l'attivita'''.
''E' urgente – conclude Ciampi – ritrovare alcune delle motivazioni che ispirarono le legislazioni bancarie della prima meta' del secolo scorso e l'atteggiamento cooperativo che, alla fine, prevalse tra i negoziatori di Bretton Woods''.
