ROMA – In dieci anni la Difesa perderà 33mila militari e 10mila civili (diventeranno rispettivamente 150mila e 20mila), mentre in cinque anni sara' dismesso anche il 30% delle strutture (caserme, siti ed altro). Lo prevede il disegno di legge delega al Governo ''per la revisione dello strumento militare nazionale'' che domani varera' il Consiglio dei ministri.
Occorre, ha spiegato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ''adeguare lo strumento militare con meno risorse di quelle disponibili in passato perche' la crisi economica non fa sconti''. Il progetto di riforma, ha aggiunto, ''punta dunque ad utilizzare al meglio le risorse, che nel biennio 2012-2014 sono state ridotte di tre miliardi di euro''. Verranno comunque salvaguardate, ha assicurato, ''le capacita' operative, perche' senza di esse le forze armate non servirebbero al Paese. Quelli si' che sarebbero soldi buttati, tanti o pochi che siano''.
Il ddl, in cinque articoli, ridisegna dunque radicalmente la Difesa italiana. Le riduzioni degli uomini – un percorso, lo ha definito Di Paola, ''doloroso, ma inevitabile'' – avverranno in modo graduale: si agira' sui reclutamenti, che verranno ridotti di circa il 20-30%, ma si puntera' anche a favorire gli esodi. Gli strumenti utilizzabili sono la mobilita' verso le altre amministrazioni pubbliche, centrali e locali, aspettativa per riduzione quadri, forme di part-time. La forbice tocchera' in misura maggiore generali e ammiragli, che subiranno un decremento di circa il 30%.
Riduzione degli uomini significhera' naturalmente anche tagli alle strutture ed ai mezzi: ci saranno cosi' meno basi militari, caserme, blindati, elicotteri, sommergibili. E la scure non risparmiera' il programma piu' caro e discusso: Joint Strike Fighter (i supercaccia F-35) che vale 15 miliardi di euro fino al 2026. Rispetto ai previsti 131 velivoli ne saranno cosi' acquistati 90, con una conseguente riduzione di spesa stimabile in circa un terzo degli oneri dl programma: si parla quindi di ben 5 miliardi di euro.
