WASHINGTON, STATI UNITI – Due anni senza la ‘tripla A’: era il 5 agosto del 2011 quando Standard & Poor’s strappava agli Stati Uniti il voto piu’ alto. Un downgrade dovuto all’impasse della politica che ha avuto effetti limitati, quasi impercettibili al di la’ dello spavento iniziale. L’Azienda America e’ infatti tornata e correre e i Treasury sono piu’ sicuri ora che prima del downgrade. L’economia cresce, anche se a ritmo ridotto, e Wall Street vola raggiungendo i massimi storici, tanto da far temere una possibile bolla.
Standard & Poor’s a due anni dallo schiaffo inflitto a Washington si dice piu’ ottimista sulle prospettive americane: ”abbiamo rivisto al rialzo l’outlook, da negativo a stabile. Vediamo – afferma il direttore per i debiti sovrani di Standard & Poor’s, John Chambers, alla Cnbc – dei segnali di compromesso fra i repubblicani e i democratici. Il rapporto debito-pil, a livello statale e federale, si sta stabilizzando anche se su livelli elevati. L’economia cresce anche se al di sotto del trend”.
Il pil nel secondo trimestre e’ cresciuto dell’1,7%, oltre le attese del mercato, la disoccupazione in luglio e’ scesa ai minimi dal 2008 con 162.000 posti di lavoro creati. L’indice dei servizi in luglio e’ balzato ai massimi da cinque mesi. Tutto sembra puntare a a una ripresa che sta guadagnando slancio e della quale i mercati sembrano cogliere i risultati, volando. Una cavalcata quella di Wall Street alimentata dal fiume di dollari con il quale la Fed inonda i mercati. E proprio tutti gli occhi sono sulla Fed e sulle sue prossime mosse. ”Con i listini a nuovi record, il rischio crescente e’ che gli investitori tornino a vendere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”, afferma il Wall Street Journal, sottolineando come il ritmo delle vendite sara’ dettato proprio dalla banca centrale e dalle sue possibili decisioni su quando e come iniziare la propria exit strategy dalle misure non convenzionali messe in campo contro la crisi.
Decisioni non facili soprattutto considerando la spaccatura all’interno della banca centrale fra falchi e colombe e la scadenza del mandato del presidente Ben Bernanke. La banca centrale e’ ”un po’ nell’imbarazzo. Una comunicazione chiara”, di cui Bernanke si e’ fatto paladino, ”funziona bene quando le notizie sono buone. In questo caso tutti sono contenti. Ma quando le notizie non sono buone, non c’e’ chiarezza che possa edulcorare i fatti: piu’ chiaramente gli investitori capiranno che a breve la Fed ridurra’ gli acquisti di bond per stimolare i mercati, meno saranno contenti”.(ANSA).