BRUXELLES – Raggiunto l’accordo politico sulla supervisione bancaria europea. E’ arrivato in nottata, poco prima delle 4.30 dopo una maratona negoziale durata quasi 17 ore. L’accordo dell’Ecofin rappresenta ‘‘il primo fondamentale passo verso l’unione bancaria’‘, e ha come obiettivo quello di ”restaurare la fiducia nel sistema e interrompere il circolo vizioso tra banche e crisi dei debiti”, ha detto il commissario Ue al mercato Interno Michel Barnier al termine della riunione fiume. Un traguardo “storico”, twitta nella notte Barnier, che sancisce il successo di un’impresa nella quale i leader Ue si erano impegnati il 28 giugno scorso, e che avevano confermato a ottobre di voler portare a termine entro la fine dell’anno.
L’accordo finirà ora sul tavolo dei capi di Stato e di governo, che gli daranno il placet finale, e poi passerà al Parlamento europeo. Atteso per oggi, 13 dicembre, il sigillo politico al vertice europeo che dovrà anche fissare la strategia per il rafforzamenti dell’Unione.
Questo il passaggio chiave dell’intesa, secondo quanto riporta il Sole24Ore:
La Bce, agendo come supervisore unico potrà decidere “in qualunque momento” di esercitare direttamente i propri poteri nei riguardi di qualunque altra banca, di qualunque dimensione (e quindi anche le casse di risparmio, le ‘Landesbanken’ o gli istituti di credito cooperativi tedeschi), se lo reputerà “necessario per assicurare una coerente applicazione di alti standard di sorveglianza” bancaria.
Dal 1 marzo 2014, secondo gli accordi, la Bce avrà il potere di monitorare tutte le banche della zona euro e dei Paesi fuori dalla moneta unica che vorranno aderire all’unione, con asset per almeno 30 miliardi di euro o che rappresentano il 20% del pil del Paese. Più di cento le banche che da marzo 2014 finiranno sotto la supervisione di Francoforte.
Le autorità nazionali dell’Eurozona resteranno comunque direttamente responsabili di quasi tutte le banche non sistemiche con attivi inferiori a 30 miliardi o al 20% del Pil del paese in cui risiedono, mentre l’Eba continuerà a occuparsi delle questioni transnazionali fra banche degli Stati membri non partecipanti all’Ssm, dei rapporti fra queste banche e quelle sottoposte alla sorveglianza unica e rappresentate dalla Bce.
L’accordo costituisce un primo “approccio generale” che supera le resistenze dei paesi più scettici come Germania, Svezia e Gran Bretagna, che fino all’ultimo hanno tentato di far valere le proprie posizioni. Berlino voleva assicurare che la Bce non sovrapponesse i suoi compiti di definizione della politica monetaria e di vigilanza. La posizione tedesca è stata rispettata con la creazione di un ‘organo di mediazione’ che prenderà le decisioni nel caso in cui il Consiglio dei governatori della Bce dovesse fare obiezioni circa le decisioni del ‘Consiglio dei supervisori’, il nuovo organismo della Bce incaricato della sorveglianza. Il mediatore sarà composto da un membro di ogni autorità nazionale, e quindi la decisione ultima sarà degli Stati.
Accontentate anche la Gran Bretagna e la Svezia che avevano manifestato dubbi sul potere eccessivo che i Paesi euro avrebbero acquistato in seno all’Eba, l’autorità nazionale attualmente incaricata della supervisione sulla banche della Ue. In sede di votazione, infatti, i Paesi dell’euro avrebbero avuto 17 voti contro i 10 degli altri. Per questo si è optato per un meccanismo di votazione a doppia maggioranza: per approvare i regolamenti, ci sarà bisogno di una maggioranza sia tra i Paesi euro che tra quelli non euro.
La supervisione unica è la prima tappa dell’unione bancaria, e apre la strada anche alla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo salva-Stati Esm, passo necessario per non far pesare sui debiti pubblici le operazioni di sostegno alle banche in difficoltà. Attualmente, infatti, gli aiuti vengono dati agli Stati e non direttamente alle banche. Secondo quanto ha spiegato Barnier, fino a che la supervisione unica non sarà operativa, l’Esm potrà chiedere l’intervento singolo della Bce sulla banca che vuole ricapitalizzare.