ROMA – Colpire gli speculatori con la tassa di Robin Hood, il prelievo sulle transazioni finanziarie ideato nel 1972 dall’economista premio Nobel James Tobin. Lo chiedono mille economisti di oltre 50 paesi in una lettera inviata ai ministri delle finanze del G20 e a Bill Gates.
Con la tassa sulle transazioni finanziarie gli economisti vorrebbero che venissero finanziate politiche di lotta alla povertà globale e ai cambiamenti climatici, ma anche aiuti a chi sta subendo più degli altri gli effetti della crisi economica innescata dalla finanza speculativa.
Tra i firmatari della lettera ci sono professori provenienti da molte delle principali università di tutto il mondo: Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute, Colombia University e consigliere di Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite; Tony Atiknson, ricercatore senior al Nuffield College, Università di Oxford; Dani Rodrik, Professore di Economia Politica ad Harvard; Ha Joon Chang di Cambridge e Christian Fauliau, ex economista senior della Banca Mondiale. I loro nomi si aggiungono, nella richiesta di introdurre la Robin Hood Tax, a quelle dei premi Nobel e Joseph Stiglitz e Paul Krugman.
“È tempo di applicare una tassazione sulle transazioni finanziarie, si legge nella lettera. La crisi economica creata dalla finanza speculativa ha mostrato in modo evidente i pericoli connessi a una finanza senza regole e il patto tra il settore finanziario e la società reale è stato rotto. È ora di riannodare questo patto e di chiedere al settore finanziario che in questi anni si è arricchito a dismisura di dare qualche cosa indietro alla società”.
“Anche con un livello di imposizione molto contenuta, pari per esempio allo 0.05%, questa tassa potrebbe generare un gettito di centinaia di milioni di dollari l’anno e frenare gli eccessi della speculazione. La Gran Bretagna già applica una tassa dello 0,5% sulle transazioni azionarie senza che questo abbia avuto effetti negativi sulla competitività della City di Londra”.
