MILANO, 12 OTT – Il governo esce di scena nel riassetto Edison e il gruppo di Foro Buonaparte decolla in Borsa, in attesa che la definizione dei dettagli del divorzio tra soci italiani e francesi porti con se' anche il valore dell'opa obbligatoria che verra' lanciata da Edf sul flottante di Edison.
Il gruppo elettrico ha chiuso la seduta in rialzo del 5,1% a 0,958 euro. Il balzo di oggi si aggiunge ai progressi dei giorni scorsi, inanellati mano a mano che le ipotesi alternative accarezzate dal governo per Edison, come il 'piano Edipower', si sono rivelate impraticabili. Assieme a Edison, che ritrova i massimi da un anno a questa parte, hanno corso anche i titoli delle multiutility coinvolte nel riassetto, A2A (+3,35%, di nuovo sopra l'euro) e Iren (+2,37% a 0,92), libere di finalizzare un accordo che, secondo gli analisti di Cheuvreux, ''avrebbe senso industriale per tutte le parti coinvolte''.
Il via libera all'intesa, da finalizzare entro la scadenza del 31 ottobre, e' arrivato nella serata di ieri con una telefonata del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, al numero uno del colosso francese, Henri Proglio.
Il colloquio ha fatto venir meno il veto del governo – durato sette mesi – alla bozza di accordo del marzo scorso, fermato dal ministro Tremonti per impedire che, oltre a Parmalat e Bulgari, finisse sotto il controllo di Parigi anche il secondo gruppo elettrico del Paese.
L'accordo prevede lo spacchettamento di Edipower, la controllata di Edison che possiede 9 centrali, tra italiani e francesi, con l'assegnazione ai primi dei tre nuclei idrolettrici di Edipower: gli asset piu' redditizi ma che, in termini di potenza installata, valgono un decimo di tutta Edipower (750 megawatt su 7.600) e il 6% dei 12.300 megawatt di cui dispone l'intera Edison.
Ai francesi, secondo produttore elettrico italiano 'in pectore', andra' anche il controllo degli oltre 16 miliardi di metri cubi di gas all'anno, pari a quasi il 20% del fabbisogno nazionale, di cui dispone Edison.
Gli italiani potrebbero riunire le loro tre centrali in un'unica societa', anche se ci sono ancora tematiche tecniche e fiscali da approfondire. ''A livello italiano abbiamo fatto passi avanti, esaminando diverse ipotesi: una e' quella di una societa' mista tra A2A e noi, cosi' verrebbe meno il problema della divisione degli asset'', ha confermato il presidente di Iren, Roberto Bazzano.
Definito il destino di Edipower, resta da fissare il valore dell'opzione di vendita sulla quota del 30% di Edison in mano agli italiani, che in bilancio la contabilizzano a 1,5 euro ad azione. ''Il prezzo dell'opzione sara' decisivo per definire il prezzo dell'opa'', ha scritto Banca Leonardo in un report in cui ipotizza un range di 1-1,2 euro per l'opzione, mentre Cheuvreux ha ipotizzato in passato il lancio di un'opa a 1,3 euro.
Il fronte italiano, che rischia una minusvalenza di parecchie centinaia di milioni, sta lavorando a una proposta unitaria. L'ipotesi di scambiare la quota con gli asset di Edison nelle rinnovabili (valore 800 milioni) non risulta essere sul tavolo ma potrebbe diventare una via d'uscita – a detta di osservatori attenti – qualora italiani e francesi arrivassero a un braccio di ferro sul valore cash dell'opzione.
