ROMA – Nel terzo trimestre Eni ha registrato “una robusta crescita produttiva”, in crescita dell’8,1% a 1,703 milioni di barili al giorno (+8,7% nei nove mesi). In perdita, invece, il bilancio del terzo trimestre. Sono le cifre diffuse dal gruppo che annuncia una rivisitazione al rialzo della previsione di crescita annua “a circa il 9%, da oltre il 7%”.
L’aumento della produzione, spiega l’Eni, si verificherà “grazie agli avvii e ai ramp-up di giacimenti avviati nel 2014, principalmente in Venezuela, Norvegia, Stati Uniti, Angola, Egitto e Congo e ai maggiori volumi attesi in Libia”. Le vendite di gas, invece, sono previste stabili rispetto al 2014 escludendo l’effetto della cessione degli asset in Germania e a parità di condizioni climatiche. Il management intende puntare sull’innovazione commerciale nel segmento grandi clienti e in quello retail per contrastare la pressione competitiva. Quanto alla vendita di prodotti petroliferi, la previsione è di una leggera flessione in Italia in un quadro di domanda maggiormente dinamica rispetto al debole trend degli anni precedenti e di forte pressione competitiva, con una migliore performance della rete di proprietà. In leggero miglioramento le vendite all’estero escludendo l’effetto della cessione delle reti in Europa dell’Est. Nel 2015 il management ha previsto iniziative di ottimizzazione e riprogrammazione dei progetti d’investimento con conseguente riduzione dello spending a parità di cambio e altre variazioni rispetto al 2014 (-17%) in risposta al trend ribassista del prezzo del petrolio; si tratta di azioni, comunque, “che avranno un impatto nel complesso limitato sui piani di crescita delle produzioni a breve e medio termine”.
Il rosso di bilancio. L’Eni chiude il terzo trimestre 2015 con una perdita netta pari a 0,95 miliardi di euro. Lo annuncia in una nota il gruppo petrolifero, che nei nove mesi registra una perdita di 0,36 miliardi. L’utile operativo adjusted, esclusa Saipem, è pari a 0,6 miliardi nel trimestre (-79%) e 3,51 miliardi nei nove mesi (-60%). L’andamento dei conti si spiega soprattutto con la flessione della divisione esplorazione e produzione (E&P) che, malgrado i successi e le scoperte per oltre 1,2 miliardi di barili, risente ovviamente del crollo dei prezzi del petrolio (-51% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), il cui impatto è stato attenuato, oltre che dalla crescita produttiva, anche dalla riduzione dei costi e dal deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro (-16%). Alla fine, comunque, la E&P ha registrato un utile operativo adjusted in flessione di 2,3 miliardi di euro (-76%). Anche il settore gas and power ha sofferto, soprattutto a causa del recupero del gas prepagato in precedenti esercizi a prezzi superiori a quelli correnti. Bene, invece, sono andate la raffinazione e la chimica, con un utile operativo adjusted in miglioramento di 0,32 miliardi, grazie alla ripresa dei margini e dei volumi per lo scenario più favorevole. Il flusso di cassa netto da attività operative, infine, è pari a 7,39 miliardi, mentre l’indebitamento sale a 18,41 miliardi.
L’analisi dell’ad Claudio Descalzi. Nel terzo trimestre, “pur in un contesto debole di prezzi del petrolio Eni continua a registrare risultati importanti sia in termini di crescita upstream che di ristrutturazione dei business mid-dowsntream”. Lo afferma in una nota l’ad Claudio Descalzi, aggiungendo che la divisione esplorazione e produzione “è ancora in forte crescita e per la seconda volta nell’anno rivediamo al rialzo le nostre previsioni, pressoché raddoppiando l’obiettivo originario”.
“Nei nove mesi – prosegue Descalzi – abbiamo scoperto 1,2 miliardi di barili di nuove risorse, oltre il doppio rispetto all’obiettivo di piano, pur riducendo i nostri costi esplorativi. La ristrutturazione e gli interventi di efficientamento che abbiamo condotto in ambito raffinazione e chimica, uniti a uno scenario favorevole, hanno portato questi business a conseguire un’eccellente performance e una generazione di cassa positiva nel corso del 2015. Anche per gas and power la guidance è migliorata. Tutte queste azioni, unite a un ulteriore intervento di ottimizzazione degli investimenti nel corso dell’anno e al miglioramento della nostra struttura dei costi operativi, ci consentiranno di ottenere, escludendo Saipem, la copertura organica degli investimenti già nel 2015, con uno scenario di 55 dollari al barile.”