Mario Sensini per il Corriere della Sera spiega:
Nonostante le incertezze della politica, le misure prese e poi addolcite, i frutti della lotta all’evasione hanno continuato a crescere anno dopo anno. Dai 2 miliardi quando era ancora affidata alle banche a quasi 10 all’anno. Oggi l’amministrazione fiscale conta moltissimo proprio sulle banche dati per riuscire a mantenere questo trend. Bisognerà scoprire nuovi evasori, perché la riscossione dei tributi accertati, ancora una volta per volontà politica, ha perso una buona parte del mordente che aveva appena guadagnato. Con il risultato che Equitalia si trova oggi in pancia una mole spaventosa di somme da riscuotere. Cifre da iperbole siderale: 545 miliardi di euro, venti Finanziarie importanti, un quarto del prodotto interno lordo, un quinto del debito pubblico. E, al tempo stesso, un buco potenziale enorme per i titolari di quei crediti (enti locali, stato, istituti previdenziali) che non si riescono ad incassare, i più vecchi dei quali risalgono all’anno 2000.
Con l’entrata a regime delle banche dati, il prossimo fronte sarà la riforma della giustizia tributaria. La mediazione stragiudiziale per le cause sotto i 20 mila euro ha cancellato l’anno scorso 50 mila procedimenti pendenti. «A settembre faremo un bilancio, ma secondo me quel limite si può alzare» dice Befera. L’enorme contenzioso si sgonfierebbe presto, ed allora sì che si potrà affrontare la riforma della giustizia tributaria. Stabilire precisi requisiti professionali per i giudici ed accelerare i tempi dei processi. «Se poi riuscissimo pure a mettere ordine nelle leggi fiscali, troppe e qualche volta contraddittorie – conclude Befera – avremmo davvero fatto una vera riforma tributaria».